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Libia, gli ex ostaggi italiani: “Picchiati e senza cibo, ci siamo liberati da soli”

Sono riusciti a liberarsi da soli dopo una prigionia durata 7 mesi, durante la quale venivano costantemente picchiati e privati del cibo. Oggi Gino Pollicardo e Filippo Calcagno raccontano di quei terribili momenti e ricordano sofferenti i due colleghi Salvatore Failla e Fausto Piano, rimasti uccisi durante una violenta sparatoria

Rientrati in Italia domenica mattina all’alba, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, i due tecnici della Bonatti rapiti a luglio, hanno raccontato davanti al pm della procura di Roma Sergio Colaiocco e ai carabinieri del Ros, nel corso di un’audizione durata sette ore, tutto sulla loro prigionia, iniziata il 20 luglio 2015. Innanzitutto hanno riferito che a tenerli prigionieri è stato un gruppo islamista non riconducibile direttamente all’Isis, ma con tutta probabilità ad una banda di criminali comuni. Insieme ai colleghi Salvatore Failla e Fausto Piano, rimasti poi uccisi, sono stati picchiati selvaggiamente con calci, pugni e colpi con il calcio del fucile, privati del cibo in più occasioni, e continuamente vittime di violenze psicologiche. Indossavano delle tute di club calcistici, gli era vietato radersi, e solo una volta al giorno gli era concesso un po’ di spazio per i bisogni. Infine i due ex ostaggi sono riusciti a liberarsi e a fuggire.

Sono riusciti a scappare
«Ci siamo liberati da soli», hanno raccontato agli inquirenti spiegando di essere riusciti a scappare, sfondando la porta del luogo dove erano segregati, quando mercoledì scorso i sequestratori hanno prelevato Failla e Piano, lasciandoli da soli. Secondo la loro testimonianza tutti e quattro i colleghi erano prigionieri nella zona di Sabrata, controllati da due carcerieri che si alternavano. Pare che del gruppo di criminali facesse parte anche una donna.

Morti in una sparatoria durante lo spostamento
Dalla versione dei due ex ostaggi è emerso che i quattro tecnici sono stati sempre insieme fino al 3 marzo, quando infine Failla e Piano sono stati prelevati dai carcerieri per essere spostati in un altro luogo. Ma durante lo spostamento sarebbero stati intercettati dai miliziani dando vita ad una violenta sparatoria in cui sono morti i due rapiti e alcuni dei sequestratori. I due tecnici sopravvissuti hanno spiegato ai pm di non aver mai visto in faccia i carcerieri, di non sapere con certezza quanti fossero, e che implorandoli di non venderli si sono sentiti rispondere che «sono bravi musulmani e quindi non uccidono gli infedeli».

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