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Lina Wertmuller è diventata cittadina onoraria di Napoli: “Un sogno che si realizza”

La regista è stata insignita due giorni fa della cittadinanza onoraria della città partenopea dal sindaco di Napoli De Magistris; per lei, autrice di molti film ambientati all’ombra del Vesuvio, è un sogno che finalmente si avvera

Lina Wertmuller è diventata cittadina onoraria di Napoli: "Un sogno che si realizza"

Che amasse Napoli lo si sapeva già, dato che i suoi film migliori sono ambientati tra i vicoli, ma non tutti sanno che Lina Wertmuller in realtà non è napoletana nonostante la vulgata pensi di sì; la celebrata regista è infatti nata a Roma 87 anni fa, figlia di un avvocato lucano di origini svizzere e una donna romana, ed è crescita all’ombra del Cupolone. Due mesi fa, la Wertmuller aveva espresso il desiderio di diventare cittadina della capitale del Sud in occasione del ventennale del festival Capri Hollywood, nel corso di una serata in suo onore: «Vorrei diventare cittadina napoletana; la cittadinanza onoraria di questa città cui devo tanto è un grande desiderio non ancora realizzato». Detto fatto; il sindaco De Magistris disse al “Corriere della Sera” di impegnarsi per farglielo avere quanto prima: «Raccolgo immediatamente il sogno di Lina Wertmuller, che è anche mio e della città. La regista ha un profondo legame con Napoli e la sua cultura, il teatro e il cinema; ha dato tanto al Sud e va quindi potenziato il suo rapporto con Napoli, coronandolo ufficialmente con una cittadinanza onoraria». Due mesi dopo, è avvenuta la premiazione: martedì scorso alle 11.30, nella Sala della Giunta di Palazzo San Giacomo, il sindaco di Napoli ha consegnato alla Wertmuller la cittadinanza onoraria di Napoli, arricchita poi da una laudatio scritta e letta in sala da Maurizio De Giovanni.

Una carriera internazionale
Innamorata di Napoli al punto che tanti credevano fosse napoletana di nascita, Lina Wertmuller, tra i più apprezzati registi italiani all’estero, ha sempre dedicato al Sud molti dei suoi celebri film dai titoli chilometrici, a partire dal primo del 1963, “I basilischi”, ambientato in Basilicata. Dopo alcuni musicarelli con Rita Pavone, la consacrazione autoriale arrivò nel 1971 con il citatissimo “Mimì metallurgico ferito nell’onore” che lanciò due formidabili attori, Giancarlo Giannini e la compianta Mariangela Melato. E’ negli anni Settanta che la Wertmuller gira i suoi film più celebri, come “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, sempre con Giannini e la Melato, di cui è stato fatto un pessimo remake nel 2002 con Madonna, “Pasqualino Settebellezze”, nomination all’Oscar come miglior film straniero e campione d’incassi negli Usa dove rischiò di surclassare persino “Rocky” (come ha ricordato lo stesso Stallone in un’intervista) e “Film d’amore e d’anarchia”. Celebre per le sue pellicole urlate in tutto, dai dialoghi alle inquadrature che sembrano voler esplodere, la regista ha sempre raccontato senza mai tirarsi indietro, esibendo anche situazioni ai limiti dell’insostenibilità visiva.



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