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Papa Francesco: “La Chiesa deve chiedere scusa ai gay che ha offeso”

Il mea culpa di Papa Francesco al suo ritorno dall’Armenia: «I gay non vanno discriminati, chi siamo noi per giudicarli? Io credo che la Chiesa non solo deve chiedere scusa ai gay che ha offeso, ma anche ai poveri, alle donne e ai bambini sfruttati. Deve chiedere scusa per non essersi comportata bene tante volte, per non aver accompagnato tante famiglie che cercavano l’aiuto di Dio. Siamo tutti peccatori, ma bisogna imparare a chiedere perdono più spesso»

Papa Francesco: "La Chiesa deve chiedere scusa ai gay che ha offeso"

«I gay non vanno discriminati e devono essere accompagnati pastoralmente. Si può condannare, ma non per motivi ideologici ma di comportamento politico, una certa manifestazione offensiva per gli altri. Ma sono cose che non c’entrano col problema: il problema è che una persona in quella condizione che cerca Dio chi siamo noi per giudicarla? Io credo che la Chiesa non solo deve chiedere scusa ai gay che ha offeso, ma anche ai poveri, alle donne e ai bambini sfruttati». È il mea culpa che Papa Francesco ha manifestato in una conferenza stampa che ha tenuto con 70 giornalisti accreditati sul volo di rientro dall’Armenia. «La Chiesa – ha detto il Pontefice – deve chiedere scusa per non essersi comportata bene tante volte. Dobbiamo chiedere scusa per non aver accompagnato tante famiglie. Io ricordo la cultura cattolica chiusa di Buenos Aires: non si poteva entrare in casa di una famiglia divorziata. Era uno scandalo. Tutti noi siamo santi, perché in noi c’è lo Spirito Santo, ma siamo tutti peccatori. Bisogna imparare tutti a chiedere più spesso perdono. La cultura è cambiata grazie a Dio». Già in Brasile, nel luglio 2013, durante il suo primo viaggio all’estero, Bergoglio affrontò il tema dell’omosessualità: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?».

«Mai usato la parola ‘genocidio’ con animo offensivo»
Papa Francesco ha poi specificato che nel testo preparato per il suo viaggio in Armenia «non c’era la parola genocidio, ma dopo aver sentito il tono del discorso del presidente e dopo che io avevo detto quella parola pubblicamente a San Pietro, sarebbe suonato molto strano non dirla». «In Argentina – ha raccontato – quando si parlava dello sterminio armeno si usava sempre la parola genocidio, non ne conoscevo un’altra. Quando sono arrivato a Roma ho sentito altri termini come il ‘Grande Male’ o la ‘tragedia terribile’. Mi dicono che genocidio sia offensivo. Io ho sempre parlato di tre genocidi del secolo scorso: il primo è l’armeno, gli altri sono quello nazista e quello di Stalin». «Io ho detto che in questo genocidio, come negli altri due – ha proseguito – le grandi potenze internazionali guardavano dall’altra parte. Nella Seconda guerra mondiale alcune potenze avevano le foto dei treni che portavano ad Auschwitz, avevano la possibilità di bombardare e non l’hanno fatto. Non so se è vero ma quando Hitler perseguitava gli ebrei avrebbe detto: ‘Chi si ricorda ora degli armeni? Facciamo lo stesso con gli ebrei’. Non ho mai detto questa parola con animo offensivo».



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