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Roma, 16enne picchiata e segregata in casa per nove mesi perché gay: indagati i genitori

La ragazza, stanca di tenersi tutto dentro, ha confessato ai genitori, di origini russe e ferventi cristiani, di essere gay. Per nove mesi è stata picchiata, offesa e segregata in casa. A salvarla la procura dopo diverse segnalazioni. Il pm ha ordinato ai genitori e alla sorella maggiore di non avvicinarsi a meno di 400 metri da lei

Roma, 16enne picchiata e segregata in casa per nove mesi perché gay: indagati i genitori

Non riusciva più a convivere con questo suo grande segreto, così ha deciso di confessare ai genitori di essere gay, sperando nella loro comprensione. Ma così non è stato e da quel giorno la sua vita, invece di essere vissuta con la libertà desiderata, è diventata un vero incubo. Lei è una ragazza di 16 anni, di origini russe e residente con la famiglia a Roma, che ormai dall’autunno del 2014 è segregata in casa dopo aver fatto outing. Il padre e la madre, ma anche la sorella maggiore, dopo aver saputo che la sedicenne frequentava una coetanea, l’hanno infatti segregata in casa con l’assurda pretesa di ‘curarla’, picchiandola continuamente con pugni e calci e offendendola. Il padre la prendeva persino a cinghiate solo perché si era dichiarata gay, mentre la sorella le ha sequestrato il telefono. I genitori inoltre la facevano accompagnare a scuola da una scorta e non le permettevano di uscire di casa da sola. Tra loro il gelo totale, solamente punizioni fisiche e continue offese. L’episodio, l’ennesimo di omofobia a Roma, risale all’autunno del 2014, quando la sedicenne, stanca di mentire e tenersi dentro un così grande segreto, ha deciso di raccontare ai familiari di essere gay e di avere una relazione con una sua compagna di classe, di cui si era follemente innamorata. Ma la famiglia di fronte a queste affermazioni ha reagito malissimo e non le ha rivolto per un periodo la parola. Poi sono iniziate le punizioni con la pretesa di ‘curarla’ dall’omosessualità, le offese, le cinghiate e i vari maltrattamenti, durati per ben nove mesi.

I genitori cristiani osservanti volevano ‘curarla’ dall’omosessualità – Per mettere in salvo la minorenne è dovuta intervenire la procura dopo numerose segnalazioni, tra cui la denuncia della stessa giovane, stanca di subire violenze e preoccupata per la sua stessa vita. Il gip Valerio Savio ha ordinato ai genitori e alla sorella maggiore della vittima di non avvicinarsi a meno di 400 metri da lei. Intanto la ragazza è stata trasferita in una casa famiglia. I genitori della sedicenne, di origini russe, sono cristiani ferventi e osservanti, e secondo gli inquirenti la loro cultura tradizionalista li avrebbe portati a giudicare l’omosessualità della figlia come una malattia, tanto da volerla curare con le loro punizioni, fisiche e psicologiche.



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