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Roma, corteo CasaPound: momenti di tensione, antagonisti assaltano un furgone

Si è svolto a Roma il 21 maggio il corteo organizzato da Casapound per protestare contro l’Unione Europea e le politiche dell’immigrazione; il corteo è sfilato partendo da piazza Vittorio Emanuele per arrivare al Colosseo. Nel corso del tragitto, si sono registrati alcuni momenti di tensione con gli antagonisti

Nella mattinata del 21 maggio è partito da una blindatissima piazza Vittorio il corteo organizzato da Casapound nella Capitale per protestare contro l’Unione Europea e le sue politiche dell’immigrazione: «Siamo circa 10mila» hanno dichiarato gli organizzatori del corteo, che ha sfilato per il centro romano per concludersi poi al Colosseo. Alla testa del corteo c’era un enorme striscione con su scritto “Difendere l’Italia con lo spirito degli eroi del Piave” con l’immagine del fante del Carso e il simbolo del movimento, la tartaruga. In piazza dell’Esquilino, invece, c’era il presidio di antifascisti e antagonisti e si sono anche registrati momenti di tensione; un furgone con a bordo alcuni turisti tedeschi stava transitando verso Colle Oppio ed è stato fatto bersaglio di lanci di pietre e bastoni da parte di alcuni antagonisti che avevano scambiato gli occupanti per militanti di Casapound. L’autista ha inserito la retromarcia e, nella fuga, ha urtato alcuni veicoli in sosta.

Di Stefano: «Non possono impedirci di fare manifestazioni»
La questura di Roma sta indagando anche in merito ad un’altra aggressione, quella di due ragazzi su uno scooter, a quanto sembra anche loro scambiati per due attivisti di estrema destra e aggrediti all’altezza della metro Cavour: «Fare partire un corteo da piazza Vittorio non è una provocazione – ha dichiarato Simone Di Stefano, candidato a sindaco di Roma per Casapound – noi viviamo qui e la nostra sede è lì a due passi; in più, noi non facciamo apologia del fascismo, ogni volta che lo sento resto basito. Non indossiamo divise nè esponiamo bandiere del Pnf; è il terzo corteo che facciamo a Roma ed è ridicolo dire che ci sia un allarme sociale. Siamo una comunità pacifica, ma se ci aggrediscono è chiaro che rispondiamo». Il corteo è stato bersaglio anche di lanci di uova da un palazzo in via Merulana che esponeva una bandiera rossa di Che Guevara: «Non possono impedirci di fare manifestazioni, vogliamo solo esprimere quello che pensiamo – ha aggiunto Di Stefano – noi stiamo semplicemente sempre e solo dalla parte degli italiani. A chi ci chiama razzisti rispondo che qua non c’è il paradiso e le persone che arrivano finiscono a vivere ai margini della società perchè non trovano niente da fare. Noi proponiamo di aiutarli a casa loro, creando le condizioni affinchè non partano».

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