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Sciopero 24 ore dei medici: ha aderito il 75% dei dottori, saltati 50mila interventi

Con lo sciopero generale dei medici, sono stati rimandati circa 50 mila interventi e oltre 2 milioni di prestazioni. Sono state garantite solo le operazioni urgenti

Sciopero 24 ore dei medici: ha aderito il 75% dei dottori, saltati 50mila interventi

Continua ad andare avanti lo sciopero generale di 24 ore proclamato dai sindacati dei medici, che con quest’ultima protesta hanno rinviato circa 50mila interventi, 1,3 milioni di visite specialistiche e 350mila controlli dai pediatri. Sono state garantite solo visite, esami di laboratorio e alcune operazioni chirurgiche irrinunciabili. Lo sciopero ha visto aderire circa l’80% dei medici italiani secondo le stime giornaliere, tutti camici bianchi che hanno deciso di far sentire la propria voce. Il fulcro della protesta dei medici si basa sui pochi finanziamenti delle nuove assunzioni e sui rischi dei tagli che sono stati descritti nella Legge di Stabilità di Matteo Renzi durante la conferenza di lunedì scorso: è stata annullata la norma, prevista dalla legge di Stabilità che consentiva l’assunzione a partire da gennaio di nuovi operatori sanitari per coprire i turni di riposo previsti dalla direttiva europea. La richiesta è stata poi evasa da Beatrice Lorenzin, che è tornata a confermare che le assunzioni saranno fatte. Tuttavia i medici, non credendoci molto alle sue promesse, sono scesi in piazza. Tra di loro ci sono medici ospedalieri, pediatri, specialisti ambulatoriali, dirigenti sanitari e veterinari. Tutti si sono raccolti nella capitale per un sit-in davanti all’ospedale San Camillo dalle 11 di ieri mattina e continuerà fino a tarda serata. Ciò che il personale medico chiede è prima di tutto di rivedere il punto sui tagli alla sanità, per poter dare ai pazienti delle cure equivalenti, universali e sostenibili economicamente. Il secondo punto di protesta riguarda anche i nuovi modelli gestionali dei servizi sanitari: si richiede un regolamento che coinvolga i professionisti e in cui si possano rispettare l’autonomia e le competenze oltre ai valori etici e deontologici.

In campo i sindacalisti: «I nostri pazienti non se la prenderanno» – La Federazione dei medici di famiglia (Fimmg) è la prima ad esprimersi: «Fino a oggi è mancato un progetto organico del servizio sanitario nazionale». I medici italiani incrociano le braccia chiedono risposte al Governo: «Se non vediamo miglioramenti, protesteremo anche due due giorni di sciopero a gennaio». I media hanno immediatamente chiesto agli scioperanti se pensassero in questo caso ai loro pazienti, ma i dottori hanno risposto così: «I nostri pazienti che oggi troveranno chiusi 3 studi su 4 non se la prenderanno, crediamo, con noi perché li abbiamo preparati a questa giornata di protesta» la data dello sciopero infatti era stata decisa già da tempo. Dopodiché anche il presidente dell’Aroi (sindacato degli anestesisti), Alessandro Vergallo, ha espresso la sua opinione: «Nonostante siamo tutti in piazza, circa l’80% dei medici italiani si è presentato qui, siamo riusciti a garantire le urgenze ugualmente». Ha dichiarato Milillo: «Scioperiamo perché rischiamo di diventare come gli Stati Uniti d’America: lì cercano di cambiare, noi stiamo tornando indietro. Denunciamo il rischio che i cittadini domani si sveglino e scoprano che il Servizio sanitario nazionale non c’è più, e debbano pensare alla salute facendo riferimento alle proprie risorse economiche o le assicurazioni». D’accordo con l’associazione c’è anche la Cgil scesa in piazza con i medici che ha riferito: «La sanità cade a pezzi. I tagli delle prestazioni erogate ai cittadini non fa bene alla sanità italiana». La Cigl chiede inoltre un piano di assunzione che risponda alle normative stilate dall’Ue, per cercare di dare lavoro nei prossimi a 13.000 neo laureati in medicina.

Lorenzin risponde: «I soldi ci sono e ci saranno posti di lavoro per tutti» – Il ministro della Salute non poteva tacere davanti alla protesta, e ha risposto così: «Le risorse per le assunzioni ci sono, perché il fondo sanitario è superiore di 1,3 miliardi rispetto allo scorso anno. Vanno considerati i risparmi legati all’applicazione delle riforme. Nel patto per la salute abbiamo stabilito la fattibilità di risparmi nel settore sanitario, somme che si sarebbero reinvestite nella sanità stessa; stiamo individuando le leve del risparmio. Questo vuol dire che si applicano le norme, si risparmia e si reinveste in sanità. Si deve innescare un meccanismo virtuoso, ma se le leve non vengono applicate, le risorse non basteranno mai. Bisogna sacrificare qualcosa pur di garantire un migliore funzionamento in futuro, togliendo da altri settori». Tuttavia Massimo Cozza, segretario della Fp-Cgil medici, non crede alle dichiarazioni del Ministro della Salute: «Sono promesse ipotetiche, perché non ci sono risorse aggiuntive e i finanziamenti dovrebbero arrivare da pochi risparmi delle Regioni, che però vengono da anni di tagli. È un fatto storico che tutti i sindacati siano qui per portare avanti la mobilitazione». Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione Sanità del Senato ha spiegato: «Lo sciopero di oltre 250.000 medici è un segnale di sofferenza di tanti professionisti, diversi fra loro per provenienza culturale e per funzioni esercitate, che in questi anni hanno retto il Servizio Sanitario in una situazione di difficoltà economica e organizzativa. Siamo in una fase di cambiamento della medicina, ma non dei suoi valori, è impensabile un Servizio Sanitario che non valorizzi la professione medica» ed è anche per questo che la protesta continua, per garantire che i potenziali della Sanità Italiana, venga sfruttata al massimo.



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