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Strage di Dacca, il cuoco sopravvissuto: “I terroristi? Tutti eleganti, belli e colti”

Il cuoco sopravvissuto alla strage di Dacca, Sumir Barai, descrive i terroristi: «Vedendoli per strada, non avresti mai detto che tipi così avrebbero potuto fare una cosa del genere. Erano tutti eleganti, belli e colti». Secondo la polizia erano giovani ricchi e annoiati e «l’hanno fatto perché è una moda»

Strage di Dacca, il cuoco sopravvissuto: "I terroristi? Tutti eleganti, belli e colti"

Colti, eleganti, educati, sorridenti e giovanissimi (tra i 20 e i 22 anni), ma anche fanatici religiosi e assassini spietati. È così che il cuoco Sumir Barai, sopravvissuto all’attacco islamista all’Holey Artisan Bakery di Dacca, descrive i terroristi che il 1° luglio hanno fatto irruzione nel ristorante armati di machete uccidendo 20 persone, tra cui 9 italiani. «Vedendoli per strada, non avresti mai detto che tipi così avrebbero potuto fare una cosa del genere. Erano tutti eleganti, belli e colti», ha detto. Vengono dalla Dacca ricca, mandati a studiare dalle loro colte famiglie alla rinomata Scholastica e alla Scuola Internazionale Turca; e alcuni erano anche iscritti alla North South University. I loro soprannomi da fanatici sono Abu Omar, Abu Salmah, Abu Rahim, Abu Muslim e Abu Muharib al-Bengali. Ma i loro veri nomi, quelli di ragazzi apparentemente per bene, sono altri: Nibras Islam è un giovane di ricca famiglia, scomparso dal 29 gennaio scorso ma che nel novembre del 2014, dopo una forte delusione d’amore, aveva scritto su Twitter «Addio per sempre»; Rohan Imtiaz Kahn, figlio di un politico del partito Awami League che è al governo; e Shameem Mubashar, scomparso a marzo dopo gli esami di fine anno, che abitava insieme alla famiglia proprio nel quartiere diplomatico di Gulshar dove c’è stato il massacro. Come i loro tanti coetanei amavano divertirsi e scherzare, e appaiono nelle foto sui social network con un bicchiere in mano accanto agli amici, o vestiti di tutto punto insieme a mamma e sorelle. Ma come spiegano le autorità si tratta di giovani annoiati, che sono fuggiti da casa per arruolarsi «per moda». Il capo della polizia nazionale Shahidul Hoque ha spiegato che gli davano la caccia da tempo: «Abbiamo tentato di prenderli più volte». «Venivano da famiglie ricche o perlomeno influenti e l’hanno fatto perché è una moda», ha aggiunto il ministro degli Interni Khan Kamal.

Cercano menti istruite, non pazzi analfabeti
Confermata dunque l’idea che il successo del terrore islamico si basa proprio su menti istruite, e non pazzi analfabeti, e che l’estremismo cerchi di arruolare giovani universitari, con menti agitate, anche e soprattutto attraverso il reclutamento on-line. «Erano educati, di buone maniere», ha ribadito il cuoco sopravvissuto. «Uno di loro, con tono calmo, in jeans e maglietta, ci ha detto ‘non siate così tesi’. Non uccidiamo i bengalesi, uccideremo solo gli stranieri». Un altro ha poi chiesto di accendere il wi-fi per postare le foto del massacro. «Un altro ci spiegava quanto fosse giusto e logico quello che stavano facendo – ha raccontato il cuoco Barai – e si lamentava del fatto che gli stranieri, con i loro abiti succinti e la loro sete di alcol, ostacolano la crescita dell’Islam». «Il loro stile di vita incoraggia la nostra gente a imitarli», diceva il terrorista. Alla fine, indicando i cadaveri a terra, uno di loro, sempre con la stessa calma, ha detto: «Vedete quello che abbiamo fatto qui? La stessa cosa succederà a noi. Ora ce ne andiamo. Arrivederci in Paradiso». Pochi secondi dopo, con l’arrivo dei militari, anche loro hanno fatto la stessa fine delle loro vittime, tutti distesi a terra, e insanguinati.


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