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Taormina Film Fest, l’attore Harvey Keitel si racconta: “Da Scorsese a Tarantino”

L’attore americano è in Italia in questi giorni per partecipare al Taormina Film Festival; sul palco del Palacongressi ha deliziato il pubblico ripercorrendo la propria carriera e raccontando gustosissimi aneddoti su Scorsese o De Niro: «Ma il cinema italiano è il più grande»

Taormina Film Fest, l'attore Harvey Keitel si racconta: "Da Scorsese a Tarantino"

Harvey Keitel è volato un’ennesima volta in Italia, Paese che ha frequentato e girato in lungo e in largo, per partecipare alla 62esima edizione del Taormina Film Festival. Al Palacongressi della rinomata cittadina siciliana si è presentato in giacca blu e sandali neri, parlando tutto il tempo senza togliersi neppure per un attimo gli occhiali da sole; ed ha deliziato il pubblico narrando la sua cinquantennale carriera (ha debuttato al cinema nel 1965 con “Chi sta bussando alla mia porta?” di Martin Scorsese) e alcuni aneddoti su De Niro, Scorsese, Tarantino e Abel Ferrara. Ma prima di tutto, ha elogiato la sua ex scuola, il mitico Actors Studio di New York: «E’ un posto speciale, perchè ho avuto contatti con persone di qualità; lì ti permettono di coltivare qualcosa che senti dentro, come un segreto o una scintilla, facendoti lavorare sopra finchè non diventa un tuo “standard” personale».

La carriera di Harvey Keitel
Il suo incontro con Scorsese fu appunto negli anni Sessanta, quando Harvey rispose ad un annuncio sul giornale per recitare nel primo film di Martin: «Risposi all’annuncio e mi dissero di presentarmi alla New York University, dove Martin studiava cinema – ha raccontato – entrai in quello che mi sembrava un commissariato mezzo buio, venne avanti un tizio che mi disse bruscamente “Siediti!” e io risposi “Non mi siedo da nessuna parte e tu che vuoi? Chi c…o sei?”. Iniziammo a litigare di brutto, finchè sentii una voce che diceva “Bravi, stiamo improvvisando”. Era Scorsese; in quel momento pensai “E’ un genio, lavorerò con lui!”». Poi ha parlato di una perla del cinema diretta da Scorsese, “Taxi Driver”, in cui interpretava la piccola parte del pappone Sport: «Per prepararmi frequentai per due settimane uno che si autodefiniva un “ex pappone”, ma non so neanche se diceva la verità; mi fu comunque molto utile e potei anche ampliare il mio ruolo, facendo ad esempio inserire la scena in cui ballo con Jodie Foster e scrissi anche la canzone di quel ballo». Fino ad arrivare ad un ruolo che resuscitò la sua carriera, quello di Mr. White ne “Le iene”, primo film da regista di Quentin Tarantino: «La sceneggiatura me la diede un’amica di cui mi fidavo, la lessi e decisi di produrla; sentivo che Quentin aveva talento, ho visto improvvisare Al Pacino e De Niro e so di cosa sto parlando».

Il ricordo di “Lezioni di Piano” di Jane Campion: «Ricordo un posto e delle persone meravigliose». Per non parlare di Abel Ferrara, che lo diresse in un film cult come “Il cattivo tenente”: «E dire che la prima volta che lessi il copione lo buttai nel cestino! Erano solo dieci pagine a caratteri cubitali, ma poi ho pensato “Vabbè, sono pur sempre il protagonista!” e accettai la parte. Abel si rivelò poi una persona unica e profonda».

Il cinema italiano
Keitel si è anche sbilanciato elogiando il cinema italiano, dato che ha recitato in molti film girati nel Bel Paese: «Il cinema italiano mi ha influenzato moltissimo, come metà del cinema americano. Rimasi stupefatto la prima volta che vidi un film di Pasolini e fui davvero colpito da “Padre padrone” dei fratelli Taviani. Sì, per me gli italiani sono grandi al cinema e nell’architettura, per non parlare dei gelati. Vado matto per i vostri gelati!».


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