Scroll to Top

Venezia, dopo maxi-frode fiscale si cerca sottoterra una cassaforte con 1 mln di euro

Sgominata organizzazione criminale a Venezia. Già sequestrati beni per oltre 35 milioni di euro tra ville, immobili, barche e terreni, ma manca all’appello una cassaforte nascosta sotto terra con un milione di euro in contanti. Le ricerche continuano nelle proprietà immobiliari degli indagati

Venezia, dopo maxi-frode fiscale si cerca sottoterra una cassaforte con 1 mln di euro

Una cifra da far venire i brividi depositata in una cassettina di metallo e nascosta sotto terra. È il “tesoretto” da un milione di euro che la Guardia di Finanza sta cercando da giorni nella zona della laguna di Venezia. Si tratta di denaro frutto dell’attività criminale di un’organizzazione sgomitata da poco tempo dalle Forze dell’Ordine e accusata di una maxi-frode fiscale da 150 milioni di euro. Da quanto riportato sarebbero otto le persone in carcere e nove ai domiciliari, mentre altri tre sarebbero ancora ricercati dopo essersi dati alla fuga all’estero. Beni per oltre 35 milioni di euro, tra ville, immobili, barche e terreni, sono già stati sequestrati dalle autorità, ma dalle intercettazioni è emerso che all’appello mancherebbe proprio questa cassaforte, nascosta con tutta probabilità sottoterra, in una delle proprietà dei criminali, e all’interno della quale le fiamme gialle contano di trovarvi un milione di euro in contanti, che aggiunti ai beni già sequestrati nei giorni scorsi farebbe un bel gruzzoletto. Tra questi anche una valle da pesca di 350 ettari di proprietà di uno degli indagati, che ha fatto partire poi ulteriori ricerche, arrivando alla scoperta dell’esistenza del tesoretto. Le ricerche però non hanno ancora avuto un esito positivo, e per questo gli investigatori veneziani si sono spostati nelle proprietà immobiliari degli indagati, decisi a scovare sottoterra, con l’aiuto delle unità cinofile, la cassaforte. In particolare hanno setacciato due ville: una a Dolo e una a Vigonovo. Nella prima, di proprietà di Salvatore Toni Lazzarin, ritenuto la mente della maxi-frode, sono stati ritrovati decine di animali imbalsamati e 40 fucili. Ma ancora nessuna traccia della cassaforte.

Compravano e rivendevano i beni con un notevole guadagno – L’organizzazione criminale operava comprando ville e terreni per rivenderli con un guadagno molto più alto, che veniva poi intestato alle società cartiere che il gruppo apriva per coprire queste operazioni in nero. In questo modo il sodalizio forniva un sistema sicuro ai clienti che avevano intenzione di acquistare e rivendere grosse quantità di merce senza pagare le tasse.



Leggi anche: