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Afghanistan, insegnante picchia alunno col rosario: tutto normale per le autorità [video]

L’uomo continua a lavorare tranquillamente nell’istituto elementare a Kabul. Per le autorità sarebbe un comportamento normale e diffuso nel Paese: «Per le famiglie afghane le punizioni corporali sono accettate come parte dell’educazione di un bambino»

Afghanistan, insegnante picchia alunno col rosario: tutto normale per le autorità

Un fenomeno purtroppo difficile da debellare quello delle punizioni corporali nelle scuole afghane perpetuate dagli insegnanti sugli studenti. Questa volta l’episodio è avvenuto in un istituto elementare di Kotal Kheyr Khane, sobborgo di Kabul, capitale dell’Afghanistan, ed è stato ripreso in un video che dura appena dieci secondi. Le immagini mostrano un insegnante picchiare ripetutamente un bambino colpendolo con un rosario musulmano. La vittima piange ininterrottamente implorando perdono. La scena si svolge sotto gli occhi terrorizzati, e ormai abituati, degli altri compagni. Da quanto riportato dai media locali l’identità dell’insegnante è stata resa nota, ma nonostante la legge afghana vieti le punizioni corporali nelle scuole del Paese, le autorità non hanno predisposto nessun provvedimento contro l’uomo chiudendo un occhio per la sua inaudita violenza. L’uomo continua infatti a lavorare tranquillamente nell’istituto elementare senza essere neppure controllato, libero di continuare ad intimorire i suoi alunni. Per le autorità sarebbe persino un comportamento del tutto normale e un fenomeno largamente diffuso in Afghanistan. Lo conferma anche il docente all’Università di Kabul, Shafigh Shargh che, intervenuto sul sito web France24, ha detto: «I nostri insegnanti usano metodi di insegnamento antichi e non hanno mai ricevuto una formazione adeguata.

«Pratiche inaccettabili»
Per la maggior parte delle famiglie afghane le punizioni corporali sono qualcosa di normale e sono accettate come parte dell’educazione di un bambino». «Ci vorrà del tempo prima che questo problema sia realmente affrontato nella nostra società. Insegnanti e studenti devono capire che tali pratiche sono inaccettabili», ha aggiunto.



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