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Bari, parla il presunto terrorista scarcerato Hakim Nasiri: “Sono una brava persona”

Scarcerato per insussistenza di gravi indizi, il 23enne afgano Hakim Nasiri ricorda i momenti in cella: «Non capivo perché fossi lì, piangevo e pregavo. Sono una brava persona, in Italia solo per lavoro. Non sono un terrorista». E sugli attentati di Parigi e Bruxelles dice: «Ci sono persone buone e persone cattive, le persone cattive sono ovunque, sia cristiani sia musulmani»

Bari, parla il presunto terrorista scarcerato Hakim Nasiri: "Sono una brava persona"

È stato scarcerato Hakim Nasiri, il 23enne afgano fermato martedì scorso a Bari per terrorismo internazionale. «Ero molto triste, non capivo perché fossi in cella, piangevo e pregavo», ha detto il giovane dopo la scarcerazione disposta dal gip per insussistenza di gravi indizi. «Mi hanno coperto gli occhi – ha raccontato – un poliziotto mi ha preso sotto braccio e all’improvviso mi sono trovato fuori. Mi ha detto: sei libero». L’accusa puntava su foto e video trovati all’interno del suo telefonino, ma Hakim ha dato una spiegazione ad ogni scatto: «Il video girato nel centro commerciale non era mio, ma di un mio amico che stava facendo shopping e voleva semplicemente far vedere ai suoi parenti dove si trovava. La foto col mitra? Era di plastica. È stata un’idea del direttore del supermercato in cui lavoravo in Inghilterra, risale a un anno e mezzo fa». E ancora: «Il dito medio a Malala? Stavo tornando da Milano a Bari, ho visto questa foto e ho pensato di farle il gestaccio per scherzo. Però lei non mi piace». Mentre riguardo al selfie con il sindaco Antonio Decaro ha detto: «Eravamo in tanti a quella manifestazione, tutti gli chiedevano di fare una foto. Ma se la fa un italiano non ci sono problemi, se la faccio io sì. Per me voleva soltanto dire fare una foto con un personaggio importante come un ministro per mostrarla ai miei amici».

«Io rispetto te, tu rispetti me»
Hakim racconta poi la storia della sua famiglia: «Mio padre è stato ucciso dai talebani, io ho lasciato in Afghanistan mia madre e una sorella piccola, rimanere nel mio Paese era complicato sia per la presenza dei talebani sia degli americani. Sono venuto in Italia per lavorare, aspetto i documenti, vorrei aprire un Internet point oppure darmi allo sport». E alle domande sugli attentati di Parigi e Bruxelles il 23enne afgano dice che «ci sono persone buone e persone cattive, l’Europa è piena di telecamere per questo la polizia sa chi sono le persone cattive e deve andare a prenderle». «Le persone cattive sono ovunque – conclude – sia cristiani sia musulmani, io non ho mai fatto una rissa in cinque anni nonostante la vita all’interno del Cara sia difficile. Voglio far capire agli italiani che sono una brava persona: io rispetto te e tu rispetti me, io ragiono così».



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