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Bruxelles: tra i dispersi ancora Patricia Rizzo, i genitori all’ospedale militare belga

Dopo gli attentati di Bruxelles, sono molti i dispersi tra feriti e morti. I genitori di Patricia Rizzo sono arrivati all’ospedale militare belga, ma non si ha ancora nessuna risposta. L’unità di crisi della Farnesina attende di sfoltire la lista dei dispersi, ma per notizie certe occorre più tempo

Bruxelles: tra i dispersi ancora Patricia Rizzo, i genitori all'ospedale militare belga

Ancora grande apprensione per la ragazza italiana di 48 anni Patricia Rizzo, che sembra essere stata proprio sul luogo degli attentati del 22 marzo a Bruxelles. La linea della metro, Maelbeek, è la stessa linea metropolitana che la funzionaria degli uffici dell’agenzia del Consiglio Europeo per la ricerca, sedi distaccate dell’Ercea, in cui lavorava, prendeva tutti i giorni. Tuttavia il corpo della ragazza non è ancora stato identificato: i genitori di Patricia, Gaetano e Carmela, assieme al cugino Massimo Leonora che ha lanciato l’allarme dell’irreperibilità della parente fin dalla mattina degli attentati, sono andati nell’ospedale militare Neder-Over-Heembeek, ma per il momento non è stato possibile scoprire, tra i feriti e morti ricoverati nel nosocomio, tutte le vittime del secondo attentato di Bruxelles. Dunque i parenti della donna attendono buone nuove, e dal profilo social del cugino si legge: «Cari amici, siamo effettivamente all’ospedale di Neder. Per ora, la polizia federale ha preso le informazioni e la segnalazione su Patricia. Dobbiamo avere speranza. Grazie per i vostri messaggi di cordoglio. Vi terrò al corrente non appena ne sapremo di più. Pregate per lei». Anche a Parma, dove la ragazza ha lavorato presso l’Efsa, l’Authority alimentare europea, per 5 anni, vige una greve attesa tra i suoi ex colleghi. Ma la ragazza non è l’unica italiana scomparsa.

Altri italiani irreperibili
La giovane Patricia non è la sola di cui non si riesce a definirne la scomparsa: tanti sono i cadaveri mutilati, ricoverati in due ospedali per l’identificazione, quelli meno danneggiati che sono stati recuperati dalle esplosioni nella hall dell’aeroporto, sono stati trasportati alle cliniche dell’Università Saint-Luc di Louvain, mentre quelli dell’attentato alla metro sono nell’ospedale militare di Neder-Over-Heembeek, ma i 300 feriti gravi sono ricoverati nei 25 ospedali di tutta la regione belga. E tra tutti questi potrebbero esserci altri italiani che risultavano, all’ultimo contatto, vicini al centro di Bruxelles o nei suoi dintorni e per questo molti nomi sono ancora nella lista dei dispersi o vittime, lista stilata dalle autorità belga. Sebbene l’elenco dei connazionali da reperire, fornito dall’Unità di crisi della Farnesina, si sia ridotto con il passare delle ore poiché dopo l’attentato molti degli italiani all’estero hanno avvisato i propri famigliari tramite l’ambasciata italiana, più passa il tempo, più aumenta la possibilità che alcuni nomi siano tra i feriti o fra i cadaveri irriconoscibili e senza documenti recuperati.

L’ambasciatore Vincenzo Grassi ha spiegato la difficoltà dell’operazione: «Esaurita la procedura tecnico-medica, con la valutazione degli elementi forniti dai familiari e l’eventuale prelievo del DNA per il confronto, c’è ancora la procedura legale per cui soltanto il procuratore federale, che riceve il responso delle analisi, autorizza la loro comunicazione alle famiglie e, nel caso di cittadini stranieri, alle ambasciate» dunque per una più certa notizia, si dovrà attendere ancora del tempo, per poter appurare infine il numero inequivocabile di feriti e morti del terribile evento.



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