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Caserta, scoperte mozzarelle di bufala trattate con soda caustica e latte vecchio

Trattavano le mozzarelle di bufala con soda caustica e latte di 6-7 giorni. Passavano il tutto con un po’ di latte di bufala. Coinvolti i fratelli Bellopede Salvatore, presidente del Confartigianato Caserta, e Luca. Entrambi sono titolari di un caseificio di Marcianise

Caserta, scoperte mozzarelle di bufala trattate con soda caustica e latte vecchio

Utilizzavano latte vecchio di una settimana ed eliminavano batteri con la soda caustica. È quello che è successo a Caserta dove, invece d’usare il latte di bufala, veniva utilizzato del latte di mucca trattato per realizzare le famose mozzarelle. Il latte veniva poi anche passato con la soda caustica per produrre mozzarella di bufala dop o venduto ai caseifici nonostante fosse stato munto da bufali affetti da Tubercolosi. La scoperta viene dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (sostituto procuratore Giacomo Urbano). Il trattamento con la soda caustica era un modo per far passare il prodotto senza problemi durante le analisi in laboratorio. Una volta “fatta franca”, veniva effettuata una miscelazione con latte di bufala e infine si arrivava alla pastorizzazione. Per questo procedimento in cinque sono stati posti agli arresti domiciliari, tra cui i fratelli Salvatore e Luca Bellopede. Il primo è presidente di Confartigianato Caserta, ed entrambi sono titolari del noto caseificio omonimo con sede a Marcianise e soci del consorzio di tutela.

Export anche in Usa
Lo stesso procedimento è stato effettuato da altri imprenditori coinvolti. Gli inquirenti pensano che abbiano venduto il latte delle bufale malate di Tbc animale, sebbene i capi fossero già sotto profilassi della Asl casertana. Difatti sono state emesse altre cinque misure cautelari dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che sono state anche notificate ai titolari di un grosso allevamento bufalino di San Potito Sannitico. Il procuratore in questione, Maria Antonietta Troncone, ha spiegato: «L’indagine concerne vicende circoscritte ai soggetti coinvolti che dimostrano che il circuito di controlli funziona bene. Non bisogna criminalizzare un intero settore produttivo». In aggiunta Domenico Raimondo, presidente del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Dop Campana, ha detto: «Il Consorzio è parte lesa, difenderemo il buon nome degli associati e la reputazione del nostro prodotto anche costituendoci parte civile nell’eventuale processo».

Dalle indagini è stato appurato come i fratelli Bellopede abbiano continuato a vendere mozzarella in tutta Italia con un export che riguarda sia l’Europa che gli Usa con un uso inappropriato del marchio del Consorzio facendo passare per prodotti d’origine protetta, quelli che in realtà non lo erano. Inoltre, per produrre la famosa mozzarella dop, ricorrevano a latte di mucca e non a quello di bufala, come prescritto dal settore. Tra le intercettazioni, soprattutto tra i due fratelli, Salvatore diceva: «Pure se lo quagliamo si sente puzza, si fa a parte e ci mischiamo un po’ di soda dentro»; «se lo scremi la puzza si toglie dalla pasta», aggiungeva Luca.

Ed anche in un’altra telefonata, un dipendente di Bellopede, dice al venditore del latte appena acquistato: «Un’altra volta con la puzza di bruciato dentro… l’hai mischiato il latte, non è quello là. Il latte ha assai acidità». Ed il venditore risponde: «Eh…il latte ha sei giorni, hai capito». L’azienda dei Bellopede, con un fatturato di 8 milioni di euro annui, è stata posta sotto sequestro assieme a altri due caseifici del napoletano.



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