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Dj Fabo, le porte della chiesa saranno aperte: venerdì l’ultimo saluto a Milano

L’ultimo saluto a Fabiano Antoniani, conosciuto come Dj Fabo. Ad annunciarlo la fidanzata sulla sua pagina Facebook. Non sarà una cerimonia religiosa ma un momento di raccoglimento per ricordare. Non ci sarà una messa perché Fabiano non avrebbe voluto

Dj Fabo, le porte della chiesa saranno aperte: venerdì l'ultimo saluto a Milano

Valeria Imbrogno, fidanzata di Fabiano Antoniani conosciuto come Dj Fabo, l’ha annunciato su Facebook. L’ultimo saluto a Fabo sarà venerdì, prossimo 10 Marzo. La parrocchia sarà quella di Sant’Ildefonso, Piazzale Damiano, chiesa 7, Milano. In quella Parrocchia dove Fabiano è cresciuto frequentando i salesiani. L’incontro per chi volesse partecipare si terrà alle 19. Non verrà celebrata una messa, ma sarà un momento di raccoglimento per ricordare. «Per chi volesse salutare Fabo, la cerimonia sarà venerdì 10 alle ore 19 nella parrocchia di Sant’Ildefonso, piazzale Damiano Chiesa 7, a Milano», questo il testo scritto da Valeria, fidanzata di Fabiano, sul social. Il suffragio ad una settimana dalla morte, sarà celebrato da Don Antonio Suighi, carissimo amico di famiglia. «Abbiamo acconsentito al desiderio della mamma, di aver in chiesa una occasione di preghiera per partecipare al momento di prova di questa famiglia, come spesso succede per i nostri fedeli», dice il portavoce dell’arcivescovo Angelo Scola, don Davide Milani, responsabile dell’ufficio comunicazioni sociali della Curia.

Per Fabo le porte della Chiesa saranno aperte. Commossa la vedova Welby
«Dieci anni fa il Vaticano chiuse le porte in faccia a Welby. Per Fabo, le porte della Chiesa saranno aperte», si legge in un post su Facebook di Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni. Piergiorgio Welby è stato un attivista, giornalista, politico, poeta e pittore italiano, impegnato per il riconoscimento legale del diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico in Italia e per il diritto all’eutanasia, nonché co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni. Prima della morte, l’uomo aveva lanciato numerosi appelli al mondo della politica e ai magistrati, tutti caduti nel vuoto. Aveva inviato anche al presidente della Repubblica, allora Giorgio Napolitano, una lettera in cui chiedeva l’eutanasia. Ma il 16 dicembre 2006 il tribunale di Roma aveva respinto la richiesta dei legali di Welby di porre fine all’accanimento terapeutico, dichiarandola inammissibile a causa del vuoto legislativo su questa materia.

Pochi giorni dopo Welby aveva ottenuto di morire e il suo funerale fu celebrato con una funzione non religiosa davanti alle porte della parrocchia che rimasero ostentatamente chiuse, malgrado la grande folla radunata per l’ultimo addio e il desiderio della vedova. «Sono felice, credo che il Giubileo della Misericordia di Bergoglio abbia avuto un grande effetto sui cuori di tanti, anche all’interno della gerarchia ecclesiastica. Anche allora molti preti erano dalla nostra parte, suore, esponenti di altre confessioni, molti volevano celebrare una funzione per Piergiorgio», esprime commossa.

«Quando la vita è invivibile, è una scelta che va rispettata e accettata»
«Oggi la sensibilità è diversa, ora manca un ultimo passo: spero che presto chi vuole porre fine a una vita che non è più vita, a un corpo che è diventato un insulto, non debba pagare per andare a morire da solo in Svizzera. Scegliere di andarsene non è mai facile, ma quando la vita è invivibile è una scelta che va rispettata e accettata», ha concluso la moglie di Welby.



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