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Edoardo Bennato, compie 70 anni il rocker italiano: “Trovare in fretta l’Isola che non c’è”

Il cantautore di Bagnoli domani spegnerà 70 candeline ma rincorre ancora il mito de ‘L’Isola che non c’è’: «Prima potevamo permetterci di crogiolarci nell’idea che, essendo un’utopia per sua stessa definizione, era irraggiungibile: l’importante era non smettere mai di cercarla. Ora l’Isola bisogna trovarla a ogni costo, senza perdere tempo»

Edoardo Bennato, compie 70 anni il rocker italiano: "Trovare in fretta l'Isola che non c'è"

Il 23 luglio 2016 il rocker italiano Edoardo Bennato spegnerà 70 candeline. Da Bagnoli dove muoveva primi passi ad oggi, il cantautore di strada ne ha fatta: 40 album pubblicati, di cui 19 in studio, 9 live e 12 raccolte. L’ultimo “Pronti a salpare” del 2015, fatica pubblicata a cinque anni da “Le vie del rock sono infinite”. «Pronti a salpare – spiega Bennato su Repubblica – è dedicato a noi, quelli del cosiddetto “sistema occidentale”. Siamo noi che dobbiamo cambiare modo di pensare: i migranti scappano dall’inferno, dalle guerre e sono sempre pronti a salpare. Non si tratta di buonismo spicciolo ma è un’opportunità a cui, volenti o nolenti, non possiamo sottrarci». «Continuo a scrivere canzoni, faccio mia una frase che mi disse a casa sua Fabrizio De André, di cui ero amico: “Il giorno che non hai più niente da dire, smetti”. Ecco, ho la presunzione di avere ancora qualcosa da dire». «Una canzone non può cambiare il mondo. Forse non sarà una canzone a cambiare le regole del gioco: può però servire ad accendere una scintilla a livello emozionale. A sei o sette anni, con i miei due fratelli Eugenio e Giorgio, i nostri genitori ci portarono al cinema a vedere il Peter Pan di Walt Disney e da allora la chitarra era una spada e chi non ci credeva era un pirata».

Il rock è morto?
«Il rock è vivo e vegeto. In questo momento nel mondo, nelle cantine o nelle sale-prova, ci sono centinaia e centinaia di band che stanno provando soluzioni musicali per conferire sempre nuova linfa al rock». «Le vie del rock sono infinite. Sembra una frase fatta, ma credo veramente che ci siano ancora strade da percorrere, nuove formule da immaginare. Ci ho provato in brani come Zero in condotta, dove adopero un linguaggio totalmente non convenzionale».

C’è ancora spazio per le Isole che non ci sono?
«Il concetto di utopia che esprimevo ne ‘L’Isola che non c’è’ viene oggi superato da quello che sostengo nel brano ‘Io vorrei che per te’. Prima potevamo permetterci di crogiolarci nell’idea che, essendo un’utopia per sua stessa definizione, era irraggiungibile: l’importante era non smettere mai di cercarla. Ora l’Isola bisogna trovarla a ogni costo, senza perdere tempo: “Un’isola vera dove davvero si va».



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