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Giappone: terremoto di magnitudo 7.3, ancora incerto il numero di morti e feriti

Uno spaventoso terremoto di magnitudo 7.3 ha colpito il Giappone nella zona dell’isola di Kyushu, nella notte tra venerdì e sabato: interi quartieri sono stati devastati e non vi è ancora un numero certo di morti e feriti, che continua a crescere di ora in ora

Giappone: terremoto di magnitudo 7.3, ancora incerto il numero di morti e feriti

Un orribile terremoto di magnitudo 7.3 si è abbattuto nella notte tra venerdì e sabato in Giappone, nella zona meridionale attorno all’isola di Kyushu: ancora incerto il numero di morti e feriti, che purtroppo continua a salire tra cadaveri estratti dalle macerie delle abitazioni crollate e feriti gravi trasportati d’urgenza in ospedale che non ce la fanno. Per il momento, i morti accertati sarebbero 39, i quali si vanno ad aggiungere alle nove vittime del sisma che nella serata di giovedì aveva già colpito la stessa zona con scosse di magnitudo 6.4, ma con epicentro nella provincia di Kumamoto. I feriti sarebbero in tutto 2.500, mentre gli sfollati oltre 90mila; comunque, il numero delle vittime sembrerebbe destinato a salire. Oltre 164mila case restano senza elettricità, ma continuano le operazioni presso i due reattori nucleari della centrale di Sendai, provincia di Kagoshima, per il momento l’unica funzionante.

Giappone: terremoto di magnitudo 7.3, ancora incerto il numero di morti e feriti

Deciso lo stop di lavorazione nelle fabbriche
Proprio a causa dell’emergenza causata dagli effetti del devastante terremoto, è stato deciso lo stop di lavorazione per le fabbriche del Kyushu, che è inoltre una regione che negli ultimi anni ha rafforzato il proprio ruolo di polo manifatturiero. E infatti, molti hanno iniziato a tremare pensando ai possibili effetti a catena che questo stop potrebbe causare; hanno fermato i loro stabilimenti Toyota, Nissan e Honda per il settore automobilistico, mentre per quello tecnologico si sono fermate Sony, Mitsubishi e Renesas. Come dire, i maggiori colossi del Paese e del mondo. A ogni modo, si tratta di una normale procedura in queste situazioni d’emergenza e comunque le possibili conseguenze dipendono dalla durata del periodo di sospensione delle attività.



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