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Giornata contro l’omofobia: la proposta di legge ferma da due anni in Parlamento

Il 17 maggio è stato la Giornata contro l’Omofobia, ma l’Arcigay ha anche segnalato che nell’ultimo anno gli episodi di discriminazione nei confronti di persone omosessuali, raccontati dai mass media, sono stati oltre 104 in Italia. E intanto, la proposta di legge è ferma da due anni e mezzo in Parlamento

Giornata contro l'omofobia: la proposta di legge ferma da due anni in Parlamento

Martedì c’è stata la Giornata mondiale contro l’Omofobia, ma nonostante gli appelli giunti da più parti la proposta di legge che punisce i crimini discriminatori contro gli omosessuali è ferma al palo da almeno due anni e mezzo in Parlamento; in più, l’Arcigay ha fatto notare che nell’ultimo anno i reati omofobici segnalati ai mass media sono stati 104, anche se per l’associazione si tratta solo della punta dell’iceberg. Dopo l’approvazione della legge sulle Unioni civili, il leader di Sel Nichi Vendola aveva pubblicato un post su Facebook in cui ricordava che la proposta di legge anti omofobia è ferma al Parlamento da due anni (dopo essere stata approvata in prima lettura dalla Camera). Attualmente, il testo non è nel calendario dell’Aula e non procede da tempo nonostante siano stati presentati gli emendamenti; tra questi, ce n’è uno del Movimento Cinque Stelle che, in caso di condanna, obbligherebbe a lavorare per sei mesi in qualche associazione per i diritti dei gay, allo scopo di far conoscere meglio il mondo avversato fino a poco tempo prima.

I punti del provvedimento
Il provvedimento, se approvato, introdurrebbe nel nostro ordinamento il reato di discriminazione e istigazione all’odio e alla violenza omofobica; i diversi punti prevedono la reclusione, che può andare dai 6 mesi ai 4 anni, per chiunque, a seconda della gravità del reato, istighi a commettere o compia egli stesso azioni che riguardino la discriminazione o la violenza istigate dall’odio omofobico, financo alla fondazione di associazioni o movimenti che fomentino tale linea di pensiero. C’è un punto, a ogni modo, che specifica che non costituiscono assolutamente reato di discriminazione le libere espressioni di pensiero e parola dettate dalla pluralità di idee, a patto che queste non comportino discriminazione o violenza.



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