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Gli ottant’anni di Alain Delon: una vita ribelle salvata dal cinema

Alain Delon compie ottant’anni: una lunga vita costellata da ribellioni e successi al cinema, il rifugio che l’ha salvato dall’infelicità e dalle cattive compagnie, con film consegnati alla storia dello spettacolo

Gli ottant'anni di Alain Delon: una vita ribelle salvata dal cinema

Domenica è il giorno dell’ottantesimo compleanno del francese Alain Delon, uno dei divi più conosciuti e affascinanti del cinema europeo e mondiale, ma anche un uomo dalla vita disordinata che solo il cinema, paradossalmente, ha saputo salvare dall’autodistruzione. Nato l’8 novembre 1935, Delon era figlio del proprietario di un cinema di provincia e di una farmacista, che lo abbandonarono a quattro anni al momento del divorzio. Dato in affidamento ad un collegio di suore, cresce completamente ribelle e con una certa insofferenza verso la disciplina, costantemente punito a scuola e fuori posto nella nuova famiglia della madre, che nel frattempo se lo era ripreso. Un concentrato di rabbia e tristezza che Delon è riuscito a trasmettere anche a molti suoi personaggi. Dopo una permanenza di cinque anni a Saigon, dove arrivò, appena diciassettenne, arruolato in marina anche se passò metà del tempo in cella di rigore, nel 1956 viene congedato e torna in Francia, andando a vivere a Parigi e arrangiandosi con mille mestieri.

L’incontro con il cinema e l’inizio della gloria
Durante uno di questi lavori, ha la fortuna di conoscere il regista Jean Claude Brialy che, colpito dalla bellezza e dalla fotogenia del giovane, lo invita al Festival di Cannes e lo incoraggia a tentare la carriera di attore. Delon non se lo fa ripetere due volte e, già nel 1958, lo ritroviamo sul set di “Fatti bella e taci” di Marc Allegret in compagnia di Mylene Demongeot e colui che sarà per sempre il suo amico e rivale, Jean Paul Belmondo. La sua carriera spicca il volo e recita in “Delitto in pieno sole” e “L’amante pura”, al fianco di uno dei suoi più grandi amori, Romy Schneider, tanto amata quanto profondamente rimpianta. In poco tempo, la sua fama travalica i confini francesi e viene scelto dal regista Luchino Visconti per la parte del protagonista Rocco Parondi in “Rocco e i suoi fratelli”, dando al suo personaggio una recitazione così sofferta e intensa da lasciare tutti di stucco. Interpreta poi “L’eclisse” di Michelangelo Antonioni, con Monica Vitti, e ovviamente il capolavoro, sempre di Visconti, “Il Gattopardo”, Palma d’oro a Cannes nel 1963. Da quel momento è il trionfo, anche se Alain decide di dedicarsi sempre più al poliziesco, genere che ha sempre amato molto, instaurando un rapporto professionale molto proficuo con Jean Pierre Melville, che lo diresse in “Frank Costello” e “I senza nome”, e recitando nei celeberrimi “Borsalino” e “Il clan dei siciliani”. In tutto, ha realizzato 95 film come attore, 30 da produttore e tre come regista. Il suo ultimo ruolo, nel 2008, è stato quello di un vanesio Giulio Cesare in “Asterix alle Olimpiadi”, in cui fa intelligentemente la parodia di sè stesso.



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