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Massacro del Circeo: riaperto il caso, procura dispone riesumazione della salma di Ghira

Lo ha reso noto il programma “Chi l’ha visto?”: la Procura di Roma farà riesumare la salma di Andrea Ghira, sepolto in un cimitero di Melilla, enclave spagnola in Marocco; Ghira, assieme ad Angelo Izzo e Gianni Guido, fu protagonista del terribile massacro del Circeo del 1975

Massacro del Circeo: riaperto il caso, procura dispone riesumazione della salma di Ghira

L’incubo del massacro del Circeo torna a turbare i sogni degli italiani; il noto programma di Raitre, “Chi l’ha visto?”, ha infatti reso noto che la Procura di Roma ha disposto una nuova riesumazione della salma di Andrea Ghira, sepolto nel cimitero dell’enclave spagnola Melilla in Marocco con il nome di Maximo Testa De Andres. La Procura ha già mandato in Spagna il legale della famiglia della vittima Rosaria Lopez, Stefano Chiriatti, autore dell’esposto, la sua consulente genetica Marina Baldi e i professori Giuseppe Novelli e Giovanni Arcudi, designati dalla Procura. L’autopsia del cadavere presunto di Ghira sarà effettuato con nuove e più moderne tecnologie; infatti, l’esame del dna del 2005 aveva stabilito che quei resti sepolti in Spagna erano effettivamente i suoi, pur se con una buona approssimazione. Adesso, con le nuove tecniche sarà possibile stabilire al cento per cento l’identità dell’uomo sepolto a Melilla, mentre il dna sarà comparato con i campioni dei familiari già prelevati nel 2005.

Il massacro e i dubbi di quarant’anni
Quello del massacro del Circeo, avvenuto il 30 settembre 1975, fu uno dei casi di cronaca che più sconvolsero l’Italia degli anni di piombo, sia per la violenza efferata e gratuita a cui furono sottoposte la vittima Rosaria Lopez e l’amica Donatella Colasanti (che si salvò) sia per la provenienza sociale di Ghira e dei complici Angelo Izzo e Gianni Guido, tutti ragazzi dei quartieri bene di Roma Nord: quella di Ghira è addirittura una delle più importanti famiglie di imprenditori edili della Capitale. Nonostante le buone famiglie, i tre avevano accumulato già a vent’anni una sfilza di reati ed erano vicini agli ambienti dell’estrema destra romana. Il massacro si consumò proprio nella residenza estiva della famiglia Ghira, Villa Moresca, affacciata su uno dei crinali marini del Circeo laziale, e durò una notte intera: la Lopez morì per le percosse mentre la Colasanti riuscì miracolosamente a salvarsi. I tre furono condannati all’ergastolo, ma Ghira riuscì a fuggire e a darsi alla latitanza. In seguito, sarebbe morto di overdose nel settembre 1994 a Melilla, dove si era rifugiato, e nel 2005 l’esame del dna stabilì che l’uomo sepolto sotto falso nome era lui. Ma molti, tra cui la Colasanti fino alla morte avvenuta qualche anno fa, sostennero che era tutta una messinscena e che Ghira fosse in realtà tornato a Roma protetto dalle potenti amicizie della sua famiglia. Anzi, pare che il Dna estratto nel 2005 non fosse suo, ma di un parente e che il laboratorio di analisi che eseguì gli accertamenti era diretto da una zia materna di Ghira, quindi una persona non imparziale. Il mistero continua dopo quarant’anni.



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