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Omicidio Ashley Olsen: il movente diventa più chiaro, ecco cos’ha detto l’assassino

L’assassino di Ashley è un senegalese che faceva il pr nella discoteca fiorentina dove ha incontrato la ragazza. Il primo interrogatorio con gli inquirenti e ha spiegato della notte di sesso, alcol e droga con Ashley

Omicidio Ashley Olsen: il movente diventa più chiaro, ecco cos'ha detto l'assassino

Il colpevole della morte di Ashley è il senegalese di 28 anni Cheikh Tidiane Diaw, un clandestino sbucato dal nulla, tradito dall’essere il pr della discoteca dove ha incontrato l’americana che viveva a Firenze da un paio d’anni. A quanto ha raccontato agli inquirenti, l’omicidio della ragazza sembra essere stato un incidente: si erano conosciuti giovedì 7 gennaio dopo una serata in discoteca e alla fine sono andati a casa di Ashley nel centro di Firenze, intorno alle 4 del mattino. Sesso e droga durante la notte, fino alle 8 del mattino quando tra i due, ancora non si è capito il perché, scatta una furiosa lite. Lui le dà un pugno sulla nuca, lei cade a terra, si rialza e inizia a dare degli spintoni al ragazzo, fino a quando, a quanto risulta dal corpo di Ashley, la ragazza viene soffocata dalla sua stessa collanina, ma Ashley sembra aver reagito e dopo aver spintonato per un’altra volta Cheikh, il ragazzo le ha contraccambiato la spinta che l’ha fatta sbattere per terra, non facendola più rialzare. Mentre stava morendo, il senegalese la porta sul letto del soppalco e la lascia lì morente, lasciando la casa della ragazza attorno alle 8:30, le 9. Il decesso di Ashley risale alle 9:00, 10:00 di venerdì 8.

S’indaga sul motivo della morte
Al primo interrogatorio, l’accusato ha risposto: «Non pensavo che Ashley morisse, non volevo ucciderla» ma contro di lui ci sono le prove dello strangolamento e delle due fratture craniche sulla ragazza: secondo la Procura, il senegalese avrebbe usato un cavetto o una catenina, ovvero oggetti trovati nell’appartamento, per uccidere la 25 enne. Per quanto riguarda la stretta intorno al collo sarebbe stata tale da causare il decesso della ragazza, mentre le due fratture della teca cranica sembrano traumi, secondo indiscrezioni, da cadute sul pavimento o sferrati con un oggetto dalla superficie piatta. Tuttavia, in difesa del senegalese, venuto a Firenze per incontrare i suoi due fratelli, parla l’avvocato Antonio Voce che sminuisce i segni sul collo della giovane americana: «Non l’ha strangolata, la ragazza ha un segno sottile sul collo, provocato dallo stesso Cheik quando, per tirarla su e portarla sul letto del soppalco, l’avrebbe presa proprio per il collo» azioni poi confermate dallo stesso accusato durante l’interrogatorio.

Alcolici, sesso e cocaina tra i due
Il ragazzo, che è stato sentito una volta dai carabinieri e nel pomeriggio di ieri ha continuato: «Quando l’ho lasciata stava bene, ma non ho ricordi molto precisi» difatti anche per spiegare il motivo del litigio, il ragazzo è sembrano molto confuso agli inquirenti. Ma questo era piuttosto ovvio: sembra che la serata tra Cheikh e Ashley sia continuata tra alcolici e cocaina, come ha spiegato il senegalese, fino a mattina inoltrata ed erano ubriachi persi anche di mattina. Era talmente ubriaco che quando è uscito per comprare le sigarette non è riuscito a riconoscere il portone di Ashley e ai passanti chiedeva indicazioni sulla “casa di Ashley”, secondo alcune testimonianze. Cheikh non è riuscito a spiegarsi neanche il motivo per cui la sua scheda telefonica sia finita nel cellulare di Ashley, ma questo ovviamente è un dettaglio fin troppo sottile da non ricordare per colpa dell’alcol in corpo, ed è anche per questo motivo che gli inquirenti continuano a sospettare di omicidio premeditato.

Quella chiamata all’11
In ogni caso, ci sono ancora parecchi dettagli da chiarire, primo fra tutti quello sul telefonino di Ashley: l’ultima chiamata effettuata è stata quella al numero 11. Ma chi ha premuto due volte il tasto 1 sul display dell’iPhone di Ashley, intorno alle 9.20 del mattino di venerdì 8 gennaio? E’ stato Cheikh Diaw che era già uscito dall’appartamento col suo telefono, tentando d’avvisare i soccorsi prima di fermarsi a pensare che con quella telefonata poteva essere rintracciato e quindi chiudere la chiamata? Oppure è stata Ashley, nel tentativo disperato di chiedere aiuto prima di spirare? Gli inquirenti della sezione omicidi della squadra mobile di Firenze non escludono questa seconda ipotesi, anche se sarebbe la più terribile. Ashley, infatti, dopo essere stata abbandonata sul suo letto, mentre il senegalese si dava alla fuga con il telefono della ragazza, avrebbe tentato di gridare con le poche forze che le rimanevano. Questa ipotesi si fa più agghiacciante anche per via della testimonianza di una vicina di casa che tra le 9 e le 11 del mattino, avrebbe udito delle urla strozzate provenire dall’appartamento dell’americana, urla andate avanti per circa una mezz’oretta prima che smettessero del tutto. Tuttavia sono ancora molti i dubbi del caso, incertezze che potranno essere dissipate dalla relazione completa dell’autopsia. Finora, infatti, la procura ha ricevuto soltanto qualche anticipazione degli accertamenti compiuti sul cadavere della ragazza. Ben presto saranno rilevate anche le impronte digitali su tutti gli oggetti possibili che abbiano a che fare con il litigio, con il cadavere e con il telefono di Ashley. Nel frattempo, durante il funerale, le amiche di Ashley continuano a chiedersi il perché della morte prematura della loro amica che ancora non ha una risposta, nonostante l’avessero avvisata che il ragazzo in questione non fosse un “ragazzo per bene”.



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