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Omicidio Ashley Olsen: l’autopsia fa cadere le accuse rivolte a Cheik Diaw

Secondo l’autopsia sarebbe morta intorno le 12:00 12:30. Ashley Olsen, la ragazza americana uccisa nel suo appartamento il 9 gennaio scorso, sarebbe stata strangolata. L’unico indagato e accusato di omicidio, Cheik Diaw, a quell’ora aveva lasciato l’abitazione già da tempo. Se confermato, cadono le accuse a lui rivolte

Omicidio Ashley Olsen: l'autopsia fa cadere le accuse rivolte a Cheik Diaw

È stata trovata morta nel suo appartamento, a Firenze, lo scorso 9 gennaio 2016. L’autopsia ha confermato che Ashley Olsen, è stata soffocata e che l’ora del suo decesso sarebbe riconducibile tra le 12:00, 12:30 circa. L’unico indagato, accusato e arrestato per l’omicidio, Cheik Diaw, che si trovava in compagnia di Ashley, sarebbe uscito dall’appartamento molto tempo prima, il che significa che le accuse a suo carico potrebbero essere presto ritirate. «Se la morte di Ashley Olsen è confermata tra le 12 e le 12.30 Cheik, arrestato per la morte di Ashley in quell’orario è fuori dall’appartamento da tempo, da circa un’ora. Lui è uscito dalla casa alle 11.30 circa, come provano le immagini delle telecamere, dunque non può averla uccisa», hanno spiegato i difensori del senegalese, avvocati Antonio Voce e Federico Bagattini. «La signora Olsen è stata strangolata, quindi la morte può essere avvenuta al massimo in due-tre minuti e quindi Cheik non era più lì. Perciò secondo noi è intervenuta sulla scena del delitto un’altra persona», hanno proseguito i legali.

Revisionati i video delle telecamere di sorveglianza
«Dopo aver potuto disporre della relazione autoptica completa circa quattro mesi dopo i fatti, ora auspichiamo di poter revisionare i filmati verificando chi sono le persone che circolano nelle strade vicino alla casa in quegli orari», hanno chiesto i legali del ragazzo. Sulla morte della povera Ashley ci sono ancora dei pezzi da assemblare, si spera di arrivare presto alla verità.



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