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Pakistan, 15enne accusato di blasfemia si amputa da solo la mano. Orgogliosi i genitori

Il ragazzino dopo essere stato accusato di blasfemia in una moschea e davanti a tutti è corso a casa «per fare ammenda»: si è amputato volontariamente una mano e l’ha portata su un piatto all’imam. Il padre orgoglioso: «Siamo fortunati ad avere un figlio che ama così tanto il profeta»

Pakistan, 15enne accusato di blasfemia si amputa da solo la mano. Orgogliosi i genitori

Un quindicenne accusato di blasfemia ha deciso di autopunirsi amputandosi una mano. La terrificante notizia arriva dal Pakistan, dove la blasfemia è uno dei reati più gravi che si paga addirittura con la pena di morte dal 1986, anno in cui è stato introdotto come reato dal dittatore Zia ul-Ha. Secondo alcune fonti locali pare che il ragazzino pakistano si sia volontariamente amputato la mano con un macchinario agricolo, poi l’avrebbe portata su di un piatto all’imam che lo aveva accusato di blasfemia. È successo pochi giorni fa durante una preghiera nella moschea del villaggio di Khanqah, nel nordest del Punjab, quando tutti stavano celebrando la nascita del profeta Maometto. L’imam avrebbe chiesto ai presenti di alzare la mano se seguaci di Maometto: un centinaio di mani si sono levate in aria, ma non quelle del 15enne. Il ragazzo, Anwar Alì, è stato l’unico ad alzarle invece quando l’imam ha chiesto: «Chi tra voi non crede negli insegnamenti del profeta?». Poco dopo Anwar disse in sua difesa di aver capito male la domanda e di aver alzato la mano per errore, ma ormai era troppo tardi: era stato accusato di blasfemia. Così è corso a casa e ancora scosso per l’episodio ha pensato che l’unico modo per far capire di aver sempre seguito gli insegnamenti di Maometto e che si era trattato solo di un errore era amputarsi una mano, quella che aveva alzato, secondo tutti gli altri, in modo blasfemo.

La mano su un piatto
«Dovevo fare ammenda», ha spiegato poi il ragazzo ai media locali. Anwar è corso a casa e si è tagliato la mano destra, poi l’ha raccolta da terra e l’ha portata su un piatto all’imam della moschea, che dista da casa sua solo cento metri. Poi è svenuto. Il padre si dice orgogliosissimo per il gesto del giovane figlio: «Siamo davvero fortunati ad avere un figlio che ama così tanto il profeta».



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