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Reggio Calabria: 4 medici arrestati per decessi neonati e maltrattamento pazienti

Sono quattro i medici arrestati più altri 6 ed un’ostetrica sospesi dall’esercizio sanitario con l’accusa di aver manipolato cartelle cliniche delle partorienti, d’aver causato decessi di neonati e d’aver attuato manovre sbagliate su infanti. La scoperta è avvenuta con intercettazioni tra telefonate mafiose. La Lorenzin: «In Calabria c’è molto lavoro da fare»

Reggio Calabria: 4 medici arrestati per decessi neonati e maltrattamento pazienti

Aborti procurati colposamente, neonati invalidi per via delle manovre sbagliate, partorienti maltrattate, interventi mal riusciti erano stati insabbiati o addirittura modificati con dei documenti falsi sulle cartelle cliniche, per evitare d’incorrere in responsabilità giudiziarie. Sono quattro i medici del reparto di Ginecologia ora ai domiciliari, tra cui il primario e l’ex primario dello stesso reparto, oltre ad altri sei medici sospesi assieme ad un’ostetrica dall’esercizio della professione per un anno: tutti appartenenti ai reparti di Ostetricia, Anestesia e Ginecologia degli “Ospedali Riuniti” di Reggio Calabria. Oltre ad aborti non concordati e decessi di due neonati, decessi poi denunciati dagli stessi genitori alle Forze dell’ordine, i medici sono accusati dei reati di falso ideologico e materiale, soppressione, distruzione e occultamento di atti veri e in più sono state scoperte anche lesioni ad un infante, invalido al 100%, traumi anche intimi alle partorienti e crisi epilettiche ad una gestante. Gli inganni sono venuti a galla tramite intercettazioni telefoniche tra professionisti sanitari dello stesso ospedale e persone vicine alla cosca della ‘Ndrangheta, appartenenti ai De Stefano. Gli atti a quel punto, dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia, sono passate alla Procura ordinaria che, oltre a verificare ulteriori intercettazioni, ha iniziato a raccogliere conferme dalle partorienti.

«Negligenze professionali»
L’inchiesta, chiamata “Mala Sanitas” è stata portata avanti dalla procura di Reggio Calabria assieme alle indagini condotte anche dalla Guardia di finanza. Tramite le verifiche condotte dalle Forze dell’ordine, si è scoperto come il sistema di copertura si estendesse a tutto l’apparato sanitario. Dopo le suddette verifiche, si è passati all’azione: le misure cautelari sono state chieste e ottenute per i colpevoli, dai pm Annamaria Frustaci e Roberto Di Palma, assieme al procuratore aggiunto Gaetano Paci. Il gip Antonio Laganà, come dal “Messaggero” ha parlato di: «Esistenza di una serie di gravi negligenze professionali e di assoluta freddezza e indifferenza verso il bene della vita che di contro dovrebbero essere sempre abiurate dalla nobile e primaria funzione medica chiamata a salvare gli altri e non se stessi». Sull’espisodio ha espresso tutto il suo disappunto anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, parlandone a margine della firma del protocollo d’intesa con l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac): «Strano che le denunce siano pervenute dai pazienti e non dalla direzione sanitaria. In Calabria c’è molto lavoro da fare e in modo molto veloce. In questo caso dobbiamo capire cosa è accaduto non solo dal punto di vista sanitario ma anche organizzativo all’interno dell’ospedale», ha concluso.



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