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Siria, fame a Madaya: civili costretti a mangiare foglie, cani e gatti per sopravvivere

Nelle ultime settimane a Madaya, da mesi sotto assedio dalle forze governative di Damasco e dalle milizie sciite di Hezbollah, sono morte di fame e freddo 23 persone, tra cui 6 bambini. Tutti gli altri civili sono a rischio di inedia e costretti a mangiare foglie, cani e gatti per sopravvivere. A breve arriveranno gli aiuti umanitari richiesti

Siria, fame a Madaya: civili costretti a mangiare foglie, cani e gatti per sopravvivere

«I miei bimbi possono mangiare solo foglie ed erba. Stanno morendo. Portateci armi, portateci angeli. Per misericordia, aiutateci». A parlare, in lacrime, è uno dei tanti abitanti di Madaya che da giorni circolano in rete, immortali da alcuni attivisti in un video dove viene mostrata la dura realtà in cui sono costretti a vivere, o meglio, a sopravvivere. «La gente sta morendo al rallentatore. Mangia foglie, fiori fatti crescere nei vasi in casa. Io ho mangiato un petalo, amarissimo, ma non abbiamo altro», racconta un’altra donna. È Madaya la cittadina siriana in cui circa 40mila civili stanno cercando di sopravvivere mangiando foglie, o persino cani e gatti. È un paese situato sulle montagne al confine con il Libano, da diversi mesi assediato dalle forze governative di Damasco e dalle milizie sciite di Hezbollah. A raccontare di queste drammatiche condizioni molti attivisti che, uniti, chiedono ormai da giorni il permesso, approvato proprio nelle ultime ore dal governo siriano, di consegnare aiuti a Madaya e altre due città sotto assedio: Fuaa a Kafraya. «Accogliamo con favore l’approvazione da parte del governo siriano dell’accesso a Madaya, Fuaa e Kafraya e ci prepariamo a consegnare aiuti umanitari nei prossimi giorni», si legge in una nota Onu. In queste cittadine ci sono continuamente persone che muoiono di fame e di freddo: da giorni mancherebbe anche il combustibile per riscaldare le loro case. Fortunatamente l’acqua non manca, perché la città di montagna è praticamente coperta dalla neve. Secondo alcune fonti nelle ultime settimane proprio a Madaya sono morte di stenti 23 persone, sei delle quali bambini di meno di un anno, e ben 42mila, come ricorda Yaqoub al Hillo, il più alto rappresentante dell’Onu presso il governo siriano, «sono a rischio di inedia». Dopo un anno di assedio, gli aiuti umanitari (medicine, carburante e cibo) dovrebbero arrivare a breve nelle tre cittadine accomunate dalla sofferenza della guerra, soprattutto grazie ai filmati che girano da giorni su Facebook e Twitter che, mostrando la gravità della situazione, hanno mobilitato le organizzazioni umanitarie.

Bambini ridotti a scheletri
«Uomini, donne, bambini, tutti, dai venti ai settan’anni, hanno perso almeno quindici chili. Ci sono bambini che sembrano scheletri. Hanno tutti gli occhi incavati, persi nel vuoto per la fame», ha raccontato Ebrahem Abbas, un ex sergente dell’esercito siriano che ha disertato e si era rifugiato a Madaya. «I bambini mangiano zuppe fatte di foglie, erba e acqua», ha aggiunto un altro attivista. Madaya, dopo quasi un anno d’assedio, ha ricevuto aiuti l’ultima volta ad ottobre, e da allora è stato praticamente impossibile accedere alla città per aiutare gli abitanti. Solo ieri il governo siriano ha approvato il permesso di consegnare gli aiuti umanitari che eviteranno la morte ad altre persone.



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