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Siria, Obama-Putin insieme contro l’Isis. Dagli Usa stop ai bombardamenti sui ribelli

Insieme per debellare la minaccia dell’Isis. Barack Obama e Vladimir Putin hanno concordato una maggiore cooperazione per arrivare al cessate il fuoco, ma gli Usa insistono per l’interruzione immediata dei bombardamenti russi sui ribelli: «La Russia deve giocare ora un ruolo costruttivo, ponendo fine alla campagna aerea contro le forze dell’opposizione moderata in Siria»

Siria, Obama-Putin insieme contro l'Isis. Usa: "Stop ai bombardamenti sui ribelli"

Insieme per debellare la minaccia dell’Isis. È questo l’obiettivo comune degli Stati Uniti e della Russia, che stanno tentando una nuova mediazione per combattere il Califfato e garantire la tregua in Siria. Nel corso di un colloquio telefonico, voluto dalla Casa Bianca, Barack Obama e Vladimir Putin sono riusciti a concordare una maggiore cooperazione per arrivare al più presto al cessate il fuoco, ma ad un patto: Mosca deve fermare i raid contro i ribelli. Il leader americano ha insistito sulla necessità che le ostilità abbiano fine e sull’importanza che nelle aree assediate arrivino presto gli aiuti umanitari. Stabiliti quindi stretti contatti tra il ministero della Difesa russo e il dipartimento della Difesa statunitense per trovare una soluzione definitiva per debellare il sedicente Stato islamico. Il presidente Usa nella telefonata a Putin è stato molto chiaro: «La Russia deve giocare ora un ruolo costruttivo, ponendo fine alla campagna aerea contro le forze dell’opposizione moderata in Siria». Intanto continuano le operazioni militari su tutti i fronti e le forze governative stanno avanzando su Raqqa, dopo aver conquistato delle alture strategiche nell’ovest della regione. Contemporaneamente bombardamenti anche da parte della Turchia sulle postazioni curdo-siriane del Pyd, che solo pochi giorni fa erano riuscite ad impadronirsi della base aerea di Menagh, a nord di Aleppo. Ma arriva l’accusa di Damasco, secondo cui Ankara avrebbe colpito anche le sue postazioni militari sconfinando quasi un centinaio di soldati e veicoli armati. La Francia avrebbe però chiesto alla Turchia di porre fine ai bombardamenti, ricevendo tuttavia una risposta negativa. «Gli attacchi contro i curdi-siriani proseguiranno», ha annunciato il premier Ahmet Davutoglu sottolineando che si tratta di «terroristi collegati al Pkk turco».

«La caduta di Assad solo questione di tempo»
Intanto i caccia dell’Arabia Saudita sono arrivati nella base Nato di Incirlik in Turchia per partecipare ai raid contro l’Isis e Riad prepara un’offensiva di terra. E lo fa non solo per sconfiggere l’Isis, come è stato ufficialmente detto, ma anche per favorire l’uscita di scena del presidente siriano, Bashar al-Assad. «La caduta di Assad è solo questione di tempo, prima o dopo il regime cadrà, aprendo la strada per una nuova Siria senza Assad», ha dichiarato a riguardo il ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir. Contrario alla rimozione di Assad il premier russo Dmitri Medvedev: «Assad è l’unica autorità legittima al momento. Allontanarlo porterebbe al caos».



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