Scroll to Top

Svolta nel giallo di Pordenone: il presunto killer ha un volto e un nome

Ritrovato in un laghetto a Pordenone il caricatore dell’arma utilizzata dal killer di Teresa e Trifone. Dopo mesi d’inchiesta si procede all’iscrizione del sospettato nel registro degli indagati ed emerge un dettaglio: l’assassino (probabilmente un amico di Trifone) ha agito da solo

Svolta nel giallo di Pordenone: il presunto killer ha un volto e un nome

Le indagini sul duplice omicidio di Pordenone forse sono arrivate ad una svolta. L’assassino di Teresa Costanza e Trifone Ragone, i fidanzati uccisi il 17 marzo scorso sul piazzale della palestra di pesistica che frequentavano, potrebbe infatti avere finalmente un volto e un nome. Si tratterebbe di un amico di Trifone, già sentito poco tempo fa dagli investigatori. Tuttavia si procede con molta prudenza. «Non posso fare il nome, posso solo confermare che all’interessato è stato notificato il provvedimento e ha nominato un legale», ha detto il Procuratore Marco Martani. Dopo mesi d’inchiesta e centinaia di testimonianze oggi si procede dunque all’iscrizione del sospettato nel registro degli indagati, ed emerge anche un importante dettaglio: non c’è un mandante. Chi ha ucciso i due innamorati non l’ha fatto quindi su commissione, ma ha pensato, ideato e portato a termine il duplice omicidio realizzando un proprio piano personale. Tutti i dati raccolti fino ad oggi sull’indagato convergono infatti sul “delitto solitario”, ma manca ancora qualcosa per permettere alle autorità di procedere con l’arresto dell’ipotetico killer. L’ultimo indizio in ordine di tempo è il ritrovamento nel laghetto del parco di San Valentino, a Pordenone, vicino al luogo della tragedia, di un caricatore compatibile con l’arma del delitto, la Beretta automatica calibro 7.65 con cui sono stati uccisi Teresa e Trifone. Si tratta di una pistola molto vecchia, antecedente forse alla Seconda Guerra Mondiale, impugnata dal killer il 17 marzo scorso, che avvicinandosi alle sue vittime sparò sei colpi a bruciapelo senza lasciargli neanche il tempo di girare la testa. Il ritrovamento dell’arma è un elemento di non poco conto, dal momento che ha permesso alla Procura di restringere la rosa di possibili armi utilizzate dall’assassino. Così questo lunedì, il maggiore Salvino Macli, alla guida del Reparto operativo e il capitano Pierluigi Grosseto, al timone del Nucleo investigativo, hanno accompagnato i pm Pier Umberto Vallerin e Matteo Campagnaro in un sopralluogo al parco e nei suoi dintorni per tracciare il percorso del presunto killer, che avrebbe commesso il delitto tra le 19.40 e le 19.50 e gettato immediatamente il caricatore dell’arma nel laghetto del parco, il cui cancello automatico chiude alle 20.

I genitori di Teresa sperano nella svolta delle indagini
«Apprendiamo ora la notizia. Speriamo che questo ritrovamento porti a una svolta», hanno commentato i genitori di Teresa dopo il ritrovamento del caricatore. Teresa, 30 anni, bocconiana e assicuratrice con qualche lavoro di ripiego serale, e Trifone, 29 anni, sottufficiale dell’esercito e modello, si sarebbero dovuti presto sposare, se non fossero stati uccisi quella maledetta sera di marzo. Le piste seguite finora sono quelle del delitto passionale, rancori con commilitoni di Ragone, riciclaggio, anabolizzanti, stalker.



Leggi anche: