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Timore a Napoli, giovani boss alle prese con le armi: “Sono pronti a uccidere per nulla”

Napoli è assediata da adolescenti inebriati dal potere d’avere un’arma da fuoco. Il procuratore Franco Roberti spiega che possono essere pericolosi perché uccidono per nulla. E’ anche aumentato il traffico d’armi nel napoletano

Timore a Napoli, giovani boss alle prese con le armi: "Sono pronti a uccidere per nulla"

La città di Napoli, soprannominata “La Città del Sole” o definita dai media anche “La Terra dei Fuochi”, viene controllata ora dagli adolescenti, cosiddetti, perduti. Tutto questo è stato scoperto tramite le microspie che la Procura di Napoli ha nascosto in casa degli eredi della famiglia Giuliano, storica famiglia mafiosa che opera nelle zone di Forcella e San Gaetano. I capi della nuova egemonia vengono chiamati “paranza dei bimbi”, riconosciuti così dagli abitanti del quartiere Forcella ed è traducibile con “gruppo di persone numeroso” o “armate”. Le cimici in casa riescono a registrare la superficialità dei giovani nell’interagire con la propria nuova arma: tante “scarrellate” di pistola e, tra di loro, parlano di armi come se fossero cellulari nuovi o ultimi modelli. In una conversazione intercettata risalente al gennaio 2014, Guglielmo, uno dei giovani eredi della famiglia Giuliano, come riportato da la “Repubblica.it”, si vanta spiegando ad uno dei suoi adepti: «Ma pensa che è nuova, nuova e imballata», l’altro, poi, chiede se sia proprio la “Special 92”, ma Toni, l’altro giovane della famiglia Giuliano, risponde da vero esperto: «No, no, 92 FS, è la nuova. Fuori serie calibro 9 per 19. Le botte dentro vanno, la teniamo solo noi» e per un po’, la conversazione va avanti mentre i giovani napoletani continuano a parlare di armi.

L’entusiasmo dei ragazzi di avere un’arma nuova
Molti, esaltati da questi nuovi “giocattoli”, corrono a provarli sui tetti delle case. Non è questo il caso, ma tramite un’indagine che i Carabinieri portavano avanti dallo scorso luglio, si è potuto scoprire che nella zona del Borgo Sant’Antonio Abate, si era allestito un poligono di tiro sul terrazzo di un edificio: la scoperta è avvenuta rilevando sul posto bossoli per terra, antenne paraboliche nelle vicinanze trafitte dai colpi e proiettili piantati nei muri e trovando una pistola e 25 proiettili nascosti in terrazza. Molti sono i giovani che provano il loro nuovo armamentario anche in strada tra i passanti, e in passato sono anche stati registrati anche proiettili vaganti che hanno colpito delle persone, molti verificati anche tramite le recenti intercettazioni dei Carabinieri: in una ricezione del Capodanno 2013, due rampolli della paranza, andavano in giro per Forcella. Uno dei due ragazzi spiegava all’altro quasi facendo lo spaccone: «Tirai una botta in petto a un nero, il nero cadde a venti metri, sul Volto Santo» e tramite le indagini della squadra mobile, che fu diretta da Fausto Lamparelli, si è riusciti a risalire che, proprio quella sera, un immigrato indiano finì in ospedale dopo essere stato ferito in zona proprio da un proiettile vagante.

In aumento le armi sequestrate nel napoletano, arrivano dai Balcani – Queste nuove baby gang che si comportano e vengono considerati veri e propri boss pronti a comandare fazioni della bella Napoli, hanno spaventato anche molto il Procuratore Nazionale dell’Antimafia, Franco Roberti, che introducendo i recenti arresti avvenuti tra le bande mafiose, ha poi spiegato: «La repressione ha funzionato, ma proprio per questo ha determinato vuoti di potere criminale, aprendo spazi a gruppi composti da ragazzi di nemmeno vent’anni, se non addirittura minorenni, che si scontrano per il controllo del territorio e del mercato della droga. Hanno tantissime armi disposizione e sono pronti a uccidere per nulla. Non credo che, nel panorama nazionale o europeo, esistano esempi analoghi». Difatti la situazione ha scatenato anche un aumento di armi dal 1° luglio 2014 al 20 giugno 2015, circa 1265 armi sequestrati dai Carabinieri del comando provinciale di Napoli, comprese 23mila munizioni e quasi 10mila chilogrammi di esplosivi. E se si pensa ad altri sequestri avvenuti anche da parte dalle altre Forze di Polizia, si può tranquillamente pensare ad un quantitativo industriale di armi. Le indagini continuano, cercando di scoprire da dove arrivino le pistole e i mitra, nonostante tutti i controlli della Polizia. Tempo fa, soprattutto negli anni ’90, le armi arrivavano via mare, molte volte assieme al contrabbando della droga o delle sigarette. Ora ovviamente si usano nuovi mezzi di trasporto più celeri, come tir o auto, che provengono dall’est Europa da paesi come la Repubblica Ceca o anche la Russia, ma la rotta balcanica resta quella più privilegiata. Ma non è tutto: il mercato illegale ora viene incrementato anche dalle pistole rubate dai dipendenti degli istituti di vigilanza privata, spesso presi di mira dai banditi, proprio con l’obbiettivo d’impossessarsene e distribuirle poi ai nuovi boss della città.



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