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Usa: padre biologico vuole l’aborto, la madre surrogata rifiuta e chiede la custodia

In molti paesi una donna che partorisce un bambino ne è considerata la madre a tutti gli effetti, e gli accordi prenatali sulla futura nascita sono considerati del tutto nulli (ne è un esempio l’Italia); anche se alcuni paesi (come il Canada) ne proibiscono la forma commerciale e ammettono quella “altruista”. In altri paesi ancora, sono permesse entrambe le forme (come in Belgio, in Georgia, in Ucraina); negli Stati Uniti, invece, sono solo otto gli stati in cui è legale ricorrere alla surrogazione di maternità

Usa: padre biologico vuole l'aborto, la madre surrogata rifiuta e chiede la custodia

Melissa Cook, 47 anni di Woodland Hills e già madre di 4 figlie, aveva accettato di prestare il proprio utero ad un uomo della Georgia di 50 anni; C. M., il padre biologico, (gli ovuli sono di una donatrice) si è rivolto alla Surrogacy International Inc. per avere un bambino: nel contratto si prevedeva che l’uomo avrebbe pagato 33mila dollari alla donna che avrebbe portato in grembo il feto, più 6mila dollari per ogni figlio aggiuntivo. Ma quando hanno scoperto che tutti e tre gli embrioni impiantati ad agosto avevano attecchito, il padre biologico (sotto consiglio di uno staff medico che aveva spiegato i rischi associati ad un parto multiplo) ha chiesto una “riduzione selettiva”, ovvero l’aborto di uno dei feti laddove vi sia rischio per la madre o per il bambino. La motivazione del padre, secondo Melissa, sembra dettata dalla volontà di non allevare tre figli in quanto aveva rivisto la richiesta di “riduzione selettiva” chiedendo alla donna di abortire completamente, ritenendo crudele separare i gemelli una volta nati. Il padre infatti aveva considerato l’ipotesi di tenere due figli e di dare il terzo, quello di troppo, in adozione. Ma preferisce ucciderne uno, invece di farli vivere separati. La donna si è rifiutata, dichiarando «Sono una madre pro-life e non voglio abortire, stanno andando bene tutti e tre». La decisione ha infuriato il padre biologico che ha minacciato la donna, non solo di non pagarle quanto concordato se non avesse abortito, ma di richiedere il mantenimento dei bambini da parte sua non appena vengano alla luce. 

«Non più favorevole ad accordi di maternità surrogata» – Melissa si è rivolta ai giudici della Suprema Corte di Los Angeles chiedendo non solo di diventare la madre legale dei bambini, ma mettendo in discussione la legge californiana su questa forma di fecondazione assistita che viola i diritti di uguale protezione garantiti dalla Costituzione. «Non considero più gli accordi di maternità surrogata favorevolmente come in passato. Ho una profonda empatia per gli uomini che vogliono figli. Tuttavia, ora penso che il concetto di base di questo tipo di accordi vada riesaminato» dichiara la donna.

Deciderà la corte
L’avvocato di C.M., Walmsley, ha fatto sapere comunque che il padre biologico ha accettato la decisione di Melissa, anche se non è d’accordo, e che alleverà tutti e tre i figli. Ma adesso la decisione finale spetta alla corte, che potrebbero dare la custodia legale a Melissa ed i diritti parentali.



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