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Canapa legale: l’Italia compie il primo passo

Il Bel Paese ha introdotto la prima di una quanto auspicata serie di leggi che pone le basi per la produzione e commercializzazione della canapa

Canapa legale: l'Italia compie il primo passo

Finalmente anche l’Italia si è mossa dove già altri Paesi europei (Spagna, Portogallo, Svizzera, Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Germania, Romania e Belgio) hanno ben presto introdotto le prime bozze di decreti e regolamenti per aprire le porte al mercato, un prodotto come la cannabis, acquistabile online o nei negozi, senza alcun tipo di problema. Tutti i Paesi stanno tenendo un profilo molto basso su questo argomento, si procede con cautela per cercare di porre delle basi forti per dare vita a una legalizzazione tanto attesa quanto inaspettata. L’Italia ha dimostrato di essere al passo con i tempi. Infatti dal 14 Gennaio 2017 è entrata in vigore una legge con la quale lo Stato italiano ha cominciato a imporre una pianificazione adeguata all’aspetto legato alla coltivazione della canapa “light”. Questa nuova legge parla inoltre di come la canapa possa essere lavorata e trattata per dare origine a nuovi prodotti (carta, cosmetici, alimenti, tessuti ecc). La Legge 242/2016 reca disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa.

Che cosa comporta questa legge?
La suddetta legge è il punto di partenza per l’Italia, che impone sin da subito delle regolamentazioni efficaci sulla canapa light dal punto di vista legale e industriale. La 242/2016 può essere ipoteticamente suddivisa in due parti: la prima di come lo Stato voglia incentivare la produzione e la vendita della canapa, sostenendo le aziende che vogliono fare parte di questo progetto; la seconda cerca di fare subito chiarezza sulla legalità del prodotto, introducendo l’obbligo ai coltivatori di effettuare esami scrupolosi sui prodotti. L’impegno del Ministero delle Politiche agricole e forestali è quello di incentivare un sistema di requisiti, ponendo molta attenzione alla qualità dei prodotti alimentari, oltre a salvaguardare il sostegno a tutte quelle ditte agricole che partecipano a regimi di qualità.

La sicurezza del consumatore è al primo posto. Lo Stato non sarà l’unico a poter coltivare canapa light. Infatti nella Legge è descritta anche la possibilità che anche altri enti, differenti da quello statale, possano coltivare e produrre erba legale. Le province e le regioni possono promuovere la formazione di aziende agricole che vogliono operare nel settore della canapa. Per dare modo a tutti gli agricoltori di ritagliarsi il loro spazio nel settore cannabico, lo Stato italiano richiede loro delle precise procedure che devono seguire (articolo 3).

I coltivatori hanno l’obbligo della conservazione dei cartellini della sementa comprata (e delle relative fatture) per un periodo non superiore ai 12 mesi. Inoltre il contenuto di THC della canapa (principio attivio che causa effetti psichedelici) se a seguito di controllo rientrerà nella soglia dello 0,6%, basterà il rispetto delle imposizioni indicate da tale legge per estromettere ogni responsabilità a carico del coltivatore. Uguale effetto esonerante si presenterà anche nel caso in cui si superi il limite dello 0,6%: la differenza sta che le autorità competenti potranno disporre il sequestro o anche il disfacimento delle coltivazioni. Una delle più importanti novità che la nuova Legge propone è quella che non sarà più dovuta nessuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate a gli enti statali competenti; la comunicazione tramite un modulo denuncia non è più obbligatoria.

Che utilizzi si possono fare con la Cannabis Light?
La questione in essere è veramente poco chiara. Infatti la commercializzazione del prodotto in questione è volta, come scritto nel decreto, solo ad uso tecnico. Ma cosa vuol dire? Secondo quanto riportato nella legge nazionale 242 (art.2, punto G) l’uso florovivaistico della canapa è volto anche a consumo alimentare, di conseguenza a uso umano. I prodotti destinati ad uso tecnico non subiscono alcuna sorta di controllo, pertanto non risulterebbe chiaro alcun passaggio che riguarderebbe: l’origine, la crescita, la produzione, lo stoccaggio e la messa in commercio del prodotto.

Tramite i social network è possibile acquistare la canapa light venduta ad uso tecnico ma che non segue in maniera chiara le più semplici normative igienico sanitarie ed alimentari, esponendo il consumatore, in casi estremi, a gravi danni per la salute. Per mettere fine a questa situazione si è corso ai ripari. Infatti il giorno 29 agosto 2017 dal dicastero della Salute sono state presentate delle bozze di decreto per bloccare quasi totalmente il consumo di canapa light. Si è puntato sul fatto che non è ammissibile produrre derivati della canapa con valori di THC superiori allo: 0,005% per quanto riguarda l’olio, 0,002% per i semi, 0,002% per gli integratori alimentari.

La Legge 242/2016 è stata concepita anche per dare modo alle industrie di utilizzare la canapa in tutta la sua struttura. Insomma, della canapa non si butterebbe proprio nulla. Se dovessero essere confermati i valori del dicastero della Salute, si bloccherebbe giustamente il commercio “viziato” della canapa light a uso tecnico, ma purtroppo verrebbe meno anche tutta la coltivazione e produzione stessa in Italia. Ciò causerebbe un enorme passo falso per il Nostro Paese per la legalizzazione della cannabis light. L’Italia dovrà porre rimedio a tutti i punti poco chiari il prima possibile. Alcuni dati inseriti in questo articolo sono stati estrapolati dal sito de Lo specialista della canapa che, grazie al suo blog d’informazione, ci tiene sempre aggiornati su norme e direttive da seguire per sfruttare le risorse della canapa.

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