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Isis, ecco quanto guadagnano ogni mese i jihadisti: chi ha una schiava percepisce di più

Secondo il Financial Times l’Isis elargisce uno stipendio mensile ai suoi combattenti, che salirebbe ulteriormente per ogni moglie o schiava sottomessa e per ogni figlio. Ecco come l’Isis si autosostiene finanziariamente e il salario medio mensile percepito dai jihadisti

Isis, ecco quanto guadagnano ogni mese i jihadisti: chi ha una schiava percepisce di più

Sarebbe di 600 dollari al mese il salario medio elargito dall’Isis ai suoi foreign fighters. Lo rivela il Financial Times secondo cui a questa retribuzione mensile andrebbero aggiunti altri 50 dollari per ogni moglie o schiava sottomessa, più altri 35 dollari per ogni figlio. Il quotidiano sarebbe entrato in possesso di una serie di documentazioni che gli ha permesso di fare una analisi approfondita sulle Finanze del sedicente Stato islamico, sviluppando un vero e proprio tariffario dei combattenti dell’Isis. Da quanto si legge sull’articolo del Ft pare che tutto lo sforzo finanziario dell’Isis si concentri sulle operazioni militari, tralasciando quindi attività e servizi, come la sanità e l’istruzione. Questi servizi verrebbero sostenuti solo qualora si volesse guardare all’Isis come un’effettiva entità statuale. Nel dettaglio i “munasireen”, ovvero i combattenti che parteggiano per l’Isis senza ancora avervi aderito pienamente, ricevono una cifra base tra i 50 e i 150 dollari mensili, mentre ai “mubayeen”, quelli che giurano fedeltà al Califfato, guadagnano tra i 200 e i 300 dollari al mese. Infine ci sono “muhajireen”, i combattenti stranieri, che riescono a guadagnare ogni mese 600 dollari di base, arrivando persino a percepire 1.000 dollari con una serie di benefit.

Ex comandante siriano: «Standoci dentro non è uno Stato: è una farsa» – Riguardo alla burocrazia organizzativa il Financial Times ha citato alcune dichiarazioni di un ex comandante siriano del Califfato secondo cui: «Visti da fuori hanno una reputazione di ordine, ma standoci dentro non è uno Stato: è una farsa». E al contrario di quanto detto precedentemente pare che il sedicente Stato islamico abbia un certo margine di flessibilità per autosostenersi finanziariamente, ricavato da attività sul mercato nero, vendita di gas e petrolio, saccheggi a banche e i più redditizi sequestri di cittadini stranieri (il pagamento per la liberazione può variare tra i 100mila e i 135mila dollari), e nel caso in cui subisse un drastico calo di entrate potrebbe tirare avanti per almeno tre anni, guadagnando altro tempo per studiare una nuova strategia militare al reclutamento di mercenari.



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