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Cronaca

Regeni, la famiglia punta il dito contro il governo: che attacco a Tajani

Nel corso di una intervista che hanno rilasciato ai microfoni del quotidiano “La Repubblica” sono intervenuti i genitori di Giulio Regeni: Paola Deffendi e Claudio Reggeni

Non hanno alcuna intenzione di arrendersi e lotteranno, con tutte le loro forze, per sapere la verità. Tutta la verità e soprattutto il motivo per cui hanno ucciso il loro figlio, Giulio Regeni. Non se ne danno pace (d’altronde non potrebbe essere altrimenti) i genitori del giovane dottorando italiano (studente dell’Università di Cambridge) e rapito al Cairo il 25 gennaio di otto anni fa. Il 3 febbraio seguente venne ritrovato il suo corpo, senza vita, nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziana.

La famiglia di Giulio Regeni contro il governo (Ansa Foto) L’Italianews.it

Il corpo presentava degli evidenti segni di tortura. A distanza dal triste anniversario della sua sparizione i genitori, Claudio Regeni e Paola Deffendi, hanno rilasciato una intervista ai microfoni de ‘La Repubblica‘. Al noto quotidiano hanno pesantemente attaccato il governo. Il prossimo 20 febbraio andrà in atto il processo ai quattro “007” egiziani che avrebbero ucciso il loro figlio. Come annunciato in precedenza, però, i suoi genitori ce l’hanno con il governo per via del loro comportamento nei confronti dell’Egitto.

Giulio Regeni, la famiglia attacca Tajani: “Si è scusato con l’Egitto”

Un governo che avrebbe fatto sapere loro che sia l’Egitto che Abdel Fattah Al-Sisi (numero uno del Paese nordafricano) hanno collaborato e fatto il massimo per questa vicenda. Anche se, in merito alle loro richieste presentate, in particolar modo quelle di incontrare l’ambasciatore egiziano a Roma, non sono mai arrivate risposte.

Giulio Regeni (Ansa Foto) L’Italianews.it

Un attacco che non hanno risparmiato nemmeno nei confronti dell’attuale vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Quest’ultimo, infatti, come annunciato dai genitori della vittima, nei primi giorni del mese di ottobre, dopo che la Corte aveva dato il suo definitivo via libera per il processo, avrebbe quasi “avvertito” il numero uno egiziano della scelta della Corte.

Quasi come se si fosse scusato del fatto che l’Italia non è riuscita a fermare l’Egitto. In conclusione la famiglia della vittima ha precisato: “La nostra vita è cambiata tanto. Anzi, direi che è cambiato tutto. Con il passare del tempo abbiamo individuato dei nodi, molti dei quali possono venire al pettine. Gli imputati sono i primi quattro di una catena di almeno 50 persone“.

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