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Taranto, mafiosi effettuavano riti celebrativi col sangue: blitz della polizia, 35 arresti

A Taranto, la Dda di Lecce, ha effettuato delle intercettazioni presso l’abitazione del boss Cosimo di Pierro, dove si è celebrato il suo rito di passaggio di grado a “santa”. Grazie alle intercettazioni, è scattato un blitz della polizia che ha arrestato 35 membri del clan Di Pierro. Il procuratore: «Spaccato inquietante della criminalità»

Taranto, mafiosi effettuavano riti celebrativi col sangue: blitz della polizia, 35 arresti

Riti d’iniziazione col sangue per i mafiosi. Sono solo una parte delle intercettazioni verificate e contenute negli atti delle indagini dalla Dda di Lecce. Le intercettazioni sono avvenute tramite una cimice piazzata dalla polizia nell’ottobre 2015, nell’abitazione del boss Cosimo Di Pierro: la microspia non era stata rilevata dal tecnico Francesco Micoli, reclutato dal clan per bonificare la zona da ogni radiotrasmettitore. Tra le conversazioni intercettate, vi era un rito celebrato dal boss di più alto grado di Taranto, Ignazio Taurino, per l’elevazione al grado di “santa” di Cosimo Di Pierro: il boss, durante le intercettazioni, fa colare il sangue su un santino bruciato (di regola si dovrebbe usare il proprio sangue, ma Di Pierro, essendo diabetico, propone di usare il proprio stick glicemico); dopodiché recita la formula di rito, invocando Mazzini, Garibaldi e Lamarmora. Il rito è compiuto e Cosimo Di Pierro è passato a “santa”: nel corso dei mesi avrà anche il grado di “vangelo”, un livello superiore per far pesare ulteriormente la sua mafiosità e spillare ingenti somme di denaro con richieste d’estorsione. Oltre al rito cerimoniale, nelle intercettazioni si evincono differenze sostanziali tra uomo e donna: una donna chiede di far parte del clan, domandando al nuovo “santa” d’essere battezzata, ma Di Pierro risponde che «le donne non ricevono gradi nell’organizzazione». Per quanto riguarda le nuove reclute, invece, si ripeteva «Taranto è nostra».

35 gli arresti
Difatti, grazie alle intercettazioni, si è scoperto come le mani della mala fossero su armi, droga, estorsioni a ristoranti e negozi. Inoltre, proprio grazie alle cimici, sono stati sventati almeno tre attentati dinamitardi e la pianificazione di attentati e sparatorie da parte della mafia. In totale sono 35 i fermati dopo il blitz del 21 giugno dei 200 agenti della squadra mobile di Taranto, su ordine di Procura e Antimafia: gli arrestati appartengono al clan Di Pierro, che ora risulta essere smantellato. Tuttavia, durante il blitz, 4 sono riusciti a sfuggire alla cattura, tra cui anche Cosimo De Leonardo, detto “zio mimmo”. Tra i fermi, che saranno convalidati dal giudice per le indagini preliminari di Taranto, anche quelli del tecnico reclutato dal clan, arrestato per concorso esterno Francesco Micoli, già fermato per lo stesso motivo e condannato a cinque anni di reclusione in primo ed in secondo grado.

Il procuratore antimafia Cataldo Motta spiega, come citato da “Repubblica.it”: «La mafia tarantina non è Sacra corona unita, ma usa riti della ‘ndrangheta. Uno spaccato inquietante della criminalità, che dimostrano come trent’anni dopo le sanguinose guerre di mala, non sia cambiato molto e sia ancora necessario fare prevenzione», ha raccontato il procuratore assieme al procuratore di Taranto, Carlo Capristo. Infine conclude: «Escono dal carcere troppo velocemente, si lasciano dimagrire in carcere per ottenere i domiciliari per motivi di salute». Le misure d’arresto, come spiegato dagli investigatori, sono mosse per questioni d’urgenza: molti indagati, difatti, stavano per fuggire. I fermati sono ora accusati di diversi tentativi d’omicidio, estorsioni, associazione per delinquere finalizzata al traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione di armi: sequestrate cinque pistole, 350 grammi di hashish e reperti archeologici.



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