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Truffa telefonica, rubavano 15 euro ogni 5 secondi: compagnia telefonica sotto accusa

La truffa da milioni di euro organizzata da alcune società, finite ora sotto accusa, adescava gli utenti con un semplice messaggio di richiamata. Ora saranno giudicate da un tribunale

Truffa telefonica, rubavano 15 euro ogni 5 secondi: compagnia telefonica sotto accusa

E’ fin dall’avvento di computer e smartphone che non è per niente difficile incappare in truffe. Il primo scandalo in cui si poté parlare di truffa telefonica fu nel Maggio 2008 quando un enumerazione 899 spennò così tanto i clienti al punto tale da “costringere” le autorità garanti per le comunicazioni” a sospendere il numero in questione, era un linea per adulti, che venne soprannominato “scandalo 144”, 144 come le prime cifre del numero da digitare per chiamare. Qualche mese più tardi l’144 venne sostituito dall’899. Da allora il mercato della telefonia a pagamento è un business che non ha alti e bassi, ma anzi ha un valore di mercato di circa 600 milioni di euro l’anno. Stiamo parlando sempre di truffe telefoniche. Ultima truffa resa nota dal Ministero delle Comunicazioni è stata organizzata da società telefoniche, tra cui anche la Telecom e la Gestel. Gli utenti, già registrati presso l’indice clienti, ricevevano un semplice messaggio sms: «Ti ho chiamato alle ore 8,10, è urgente. Chiama l’899». Inconsapevolmente, gli utenti, richiamavano il numero non sapendo di spendere ben quindici euro dopo appena cinque secondi di telefonata. Nel giro di circa sette mesi, le compagnie in questione, hanno incassato 350 mila euro, per circa più di 1 milione di utenti incappato nella truffa.

Tutti implicati: aziende, operatori, centri servizi e fornitori di contenuti – A causa della gravità della situazione, l’inghippo ora coinvolge non solo l’azienda in sé per sé, ma anche altri soggetti, a partire dagli operatori. Questi, hanno già tentato di discolparsi: «Non siamo a conoscenza delle attività svolte da queste società sui nostri canali». Ma la verità è che loro sono i primi a conoscere il prodotto da vendere, anzi, quando l’utente pagava, il ricavato veniva diviso in primis tra gli operatori, poi i soldi arrivavano anche ai Centri Servizi e poi anche ai Fornitori di contenuti. Per capire meglio il processo bisogna pensare che il Ministero delle Comunicazioni concede agli 899 una numerazione a valore aggiunto pari a pochi euro. Gli operatori a loro volta rivendono lo stesso numero ai Centri Servizi. I Centri Servizi, che gestiscono il numero, passano il compito di quali contenuti offrire agli utenti, tipo musica, audio o chiamate, ai Fornitori di Contenuti. Quindi tutto questo meccanismo renderà praticamente impossibile risalire a chi ha organizzato il raggiro, se non dopo un attento lavoro d’indagine di diversi mesi.

«La Telecom sapeva ciò che combinavamo e come lo facevamo» – Ora, in questa drammatica situazione, le due aziende hanno schierato i loro migliori avvocati. L’avvocato del centro servizi Gestel Francesco Giuseppe Catullo ha spiegato: «Telecom era perfettamente a conoscenza di quello che facevano i miei utenti. Nell’atto di notorietà risultavano delle dichiarazioni sostitutive sottoscritte dal rappresentante legale del predetto Centro servizi che veniva allegato al contratto di fornitura sottoscritto tra Telecom e Gestel». Anche Severino Astore, delegato della Gestel ai rapporti con Telecom, ha deciso di dire la sua: «Non solo Telecom sapeva ciò che combinavamo e come lo facevamo. Anzi, quando c’era l’eventualità che una numerazione venisse bloccata perché qualche cliente ci denunciava per frode, la stessa compagnia telefonica ci invitava a passare su altre nuove numerazioni per evitare che le bloccassero le entrate». E alla domanda su quanti introiti si intascavano, il delegato continua dicendo: «Solo con la nostra società la Telecom ha guadagnato circa un milione di euro in due anni ma consideri che come la mia ce ne sono decina». La Telecom, in tutta risposta, ha denunciato la Gestel per truffa, presentandosi come parte lesa e lasciando parlare il proprio avvocato difensore Marcello D’aiuto:«Certo, le denunce sono agli atti. Ma è strano che da un lato Telecom denunciava queste società per comportamenti illeciti e dall’altra continuava ad avere rapporti commerciali dai quali traeva maggiore utilità economica».

L’Agcom cerca di porre altri rimedi
La situazione, per quanto intricata sia, dovrà essere confermata nei prossimi processi di secondo grado nelle provincie di Salerno e Roma. Le associazioni dei consumatori, intanto, denunciano costantemente addebiti per servizi mai richiesti e accusano i fornitori di omettere informazioni contrattuali essenziali come i costi dei servizi. L’Agcom cerca di tamponare altre truffe, proponendo che sia l’utente a inserire il proprio numero di telefono per confermare la volontà di acquisto, come avviene per esempio per gli acquisti su iTunes ma l’idea non pare aver riscontrato il gradimento degli operatori. In alternativa ha proposto l’inserimento del doppio click di conferma su una pagina informativa creata e controllata dallo stesso operatore telefonico. In attesa di approvazione, intanto si pensa che nessuno rimborserà mai gli utenti per i costi subiti. E anche le persone che decidono di denunciare sono poche perché il costo di un avvocato non vale il rimborso. Dunque si aspetta. Ma sarà un’attesa che, non ci sarebbe molto di cui stupirsi, finirà con appelli e con altre truffe, ma non telefoniche.


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